Le lezioni anticorruzione dei pappagalli appollaiati sui loro trespoli d’oro

Il predicatore manco si accorge più che il fallimento di un sistema da chiagne&fotti si sta mangiando non solo il kulako, ma proprio tutto un popolo

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – A 25 anni da Tangentopoli il livello dei nostri chierici preti e chierici laici non riesce ad elevarsi al di sopra del bacio della pantofola di un segretario dell’Anm. La balla umiliante con cui tengono la relativa pantofola schiacciata sulla testa degli italiani ha il sapore della sbobba ultimamente rimestata dal direttore del Corriere della Sera. «Tanti sono i paesi corrotti, ma l’Italia è imbattibile». E così, da barzellettieri d’antan, i nostri cosiddetti “opinion leader” vanno avanti a produrre industrie di pappagallismo, piagnisteo, alibi fancazzista, qualunquismo politico, incanaglimento delle relazioni sociali, authority dell’onestà pagate profumatamente per bastonare l’Italia. La quale, poverina, vorrebbe soltanto rimettersi in carreggiata e mettere al lavoro quel 40 per cento di giovani disoccupati che ciondolano tra una canna antimafia (offre Saviano) e un cervello antiqualcosa in fuga nello sballo. E così continuiamo ad andare di male in peggio. Comunque, sempre peggio di come andava venticinque anni fa, quando non c’era l’euro pulito e la Ue col bazooka preservativo. Adesso, l’indifferenza pratica alle difficoltà della gente e la bontà astratta sono diventati lo sport nazionale. Uno sport che consiste nel dare lezioni a tutti. E risposte a nessuno. Lezioni manipulite all’Eni. Per fargli perdere le commesse. Lezioni di rispetto delle donne. Per vendere gli uteri delle donne. Lezioni anticorruzione. Per farsi ogni giorno corrompere dalla marchetta spacciata per “notizia”.

Il fondo del barile è tale che il sistema sociale da Belpaese (che fummo) sta per raggiungere i “successi” dell’economia socialista degli anni Trenta. Il predicatore viaggia sempre in Mercedes ma, guardando dal finestrino, oggi manco si accorge più che sulle strade infestate di povertà e teste matte, il fallimento di un sistema da chiagne&fotti si sta mangiando non solo il kulako, ma proprio tutto un popolo, quello italiano, che ha pure perso ogni residuo di potere sovrano. Il predicatore, però, ci invita a godere, con la vaselina del tg di governo, degli zero virgola di crescita infelice. Mentre il resto d’Europa ci doppia e tripla in ripresa del Pil e della produttività. E francesi e tedeschi scendono nel “paese più corrotto” per farne bottino.

Fateci caso a questi qui che ci fanno la morale dalla loro sanguinante postazione di redditi dai 200 mila in su. Più parlano di corruzione e raccontano di stare dalla parte “di chi non arriva alla fine del mese”, più in 25 anni non hanno fatto altro che produrre concretamente l’opposto. Di fatto, consegnando il paese ai raider stranieri. (Perciò, senza una virgola di complottismo perché magari non esistono complotti ma sicuramente esistono interessi che vanno a braccetto, io penso che non sia un caso che chi ci fa l’esame del sangue in materia di corruzione si chiami Transparency International, organizzazione nata in Germania e che tuttora ha base centrale a Berlino).

Basterebbe aver studiato un po’ di Tacito per sapere che lo Stato corrotto è maestro di leggi e di pulpiti anticorruzione. Ma anche senza studi classici, uno scolaro del tecnico potrebbe apprendere da un Vasilij Grossman che di tribuni e di tribunali in lotta per la legalità, e di professionisti delle campagne anticorruzione, si sono nutriti tutti gli Stati totalitari che hanno campato sulla rendita ideologica, l’illegalità e la corruzione di sistema. Pensate all’Urss, a Cuba, alla Cina. Siamo lì lì. E grandi risorse, economiche e immateriali, se ne vanno per celebrare in editoriali tromboneggianti, adunate scolastiche, marce e spettacoli guidati da preti, comici, cantanti, oligarchi statali, l’eroica lotta per la legalità e l’anticorruzione.

E mi fermo qua. Adesso ho una notizia. Fuori catalogo per l’industria editoriale, indisponibile per il cannibale Amazon, ecco chi ha compiuto l’impresa di rieditare a spese proprie il volume Sulle tracce di Cristo. Viaggio in Terrasanta con Luigi Giussani, aderendo a un progetto che si prefigge la pubblicazione di un’ulteriore “edizione principe” dello stesso libro. Paladino numero 1, nientemeno che il pluricensurato e pluricondannato Silvio Berlusconi. Pensatela come volete. Ma uno così che, piaccia o non piaccia, trova lo spazio mentale per procurarsi un fastidio materiale che con il potere e la politica c’entra come un cavolo a merenda. A uno così, che mette mano al portafogli e dona 10 mila euro, tanto di cappello. E tante grazie. Dopo di che, informo che qualche sporca centinaia di amici ce l’ha data vinta. Obiettivo 22.000 euro raggiunto e superato di 114. Progetto finanziato sulla piattaforma produzionidalbasso.com. Dal popolo, per il popolo. Come è sempre stato don Luigi Giussani. Buon anniversario, il 22 febbraio, del tuo dies Natalis caro Giuss.

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