Le leggi pro-Lgbt discriminano le persone religiose

A dirlo a Tempi è Douglas Murray, giornalista conservatore omosessuale e autore de “La pazzia delle folle”. Anticipazione di una grande intervista

Commentatore dello Spectator, giornalista conservatore, gay e “ateo cristiano”, Douglas Murray, è l’autore de La pazzia delle folle, un saggio che fa il punto sulle contraddizioni e le minacce poste dai movimenti antirazzisti, femministi radicali e pro-Lgbt che incarnano la politica identitaria. Sul numero di agosto di Tempi (qui per abbonarsi) apparirà un’intervista ad ampio spettro su molte delle tematiche sollevate dal suo libro. Qui di seguito anticipiamo una delle domande che gli abbiamo rivolto in cui si fa riferimento al dibattito che si sta svolgendo in Italia sul ddl Zan.

Lei pensa che omosessuali e transessuali abbiano bisogno di leggi contro l’omofobia e la transfobia nella forma di norme che li proteggono da “atti discriminatori”, senza che sia specificato nella legge in cosa consista una discriminazione? Si tratta della situazione che stiamo vivendo in Italia.

So che c’è una discussione su questo, non la conosco nei dettagli. Sono estremamente cauto per quanto riguarda il legiferare su questa materia. Non dico che non debbano esistere, ma sono estremamente cauto, sarebbe addirittura meglio farne a meno a causa del potenziale che presentano di uso improprio. Ci saranno sempre richieste di diritti in competizione fra di loro sulla base di queste norme. A meno che non ci siano clausole molto precise nella legge, si creerà una costante tensione fra i diritti delle minoranze sessuali e i diritti della libertà religiosa. Questo è successo in tutti i paesi dove queste leggi sono state introdotte e bisogna essere enormemente prudenti per affrontare tali situazioni. Sono stato fra i fautori del matrimonio gay di rito civile nel mio paese. Ho sostenuto che lo Stato deve poter riconoscere relazioni stabili a prescindere dall’orientamento sessuale dei contraenti. Ho influenzato la posizione di David Cameron, quando era primo ministro, su questo argomento. Ma un aspetto cruciale è che nessuna istituzione religiosa dovrebbe essere punita se non è d’accordo con questi matrimoni. Si tratta di uno dei più importanti assetti del moderno stato secolare: lo stato non può imporre a chi è religioso cosa deve credere, e in cambio la Chiesa non può esercitare competenze su persone che non sono suoi membri affiliati. Questo è l’accordo a cui siamo pervenuti nei nostri paesi occidentali, e credo che sia un’ottima soluzione. Le leggi pro-Lgbt mettono a repentaglio questo accordo, e anzi lo capovolgono: si arriva a discriminare le persone religiose come in passato si discriminavano le persone Lgbt. Ci sono protezioni che sono necessarie: un gay deve poter ricorrere in giudizio se qualcuno lo licenzia solo per il fatto che è gay. Io stesso sono gay, e credo che le persone Lgbt abbiamo diritto all’eguaglianza di trattamento, ma determinare che cos’è questa uguaglianza richiede molto equilibrio. Molti gruppi LGBT, come pure femministi e delle minoranze razziali, intendono andare al di là dell’uguaglianza per approdare al privilegio. E questo è un corso delle cose che non è accettabile al resto della popolazione, e penso che provocherà significativi problemi negli anni a venire. Se un’agenzia cattolica per le adozioni non è disposta a fornire i suoi servizi a coppie dello stesso sesso a motivo delle sue convinzioni religiose, credo che lo Stato non debba costringere quell’agenzia a cambiare le sue convinzioni.

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