Lavoro, 80 mila posti in meno. Male l’apprendistato, tengono l’interinale e autonomi

Le previsioni di Unioncamere sul primo semestre 2013 parlano di una perdita di 80 mila posti di lavoro: 37 mila nel commercio e nel turismo e 30 mila nell’industria. Pochi i giovani assunti

La crisi occupazionale continua. Saranno oltre 80 mila i posti di lavoro persi nel primo trimestre dell’anno nelle imprese. Secondo le previsioni di Unioncamere, infatti, tra gennaio e marzo 2013, a fronte di 137.800 assunzioni dirette di personale dipendente (nell’analogo periodo 2012 erano state 14 mila in più), sono 218 mila le uscite programmate, per un saldo negativo dei posti di lavoro con contratto a tempo indeterminato, determinato e apprendistato pari a 80 mila 200 unità. Solo il 28 per cento delle nuove assunzioni riguarda giovani fino a 29 anni. Le previsioni sono contenute nell’indagine condotta dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro.

TIENE IL LAVORO INTERINALE. Tra i contratti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro – fanno sapere dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura – l’apprendistato stenta ancora a decollare; sfruttando, invece, le novità della legge Fornero, gli imprenditori preferiscono utilizzare la formula più semplice del primo contratto a tempo determinato. Mentre l’inizio dell’anno favorisce l’avvio di rapporti di lavoro a carattere interinale (somministrazione) e, soprattutto, la stipula o il rinnovo di contratti parasubordinati e autonomi (come, per esempio, collaboratori a progetto, con partita Iva o per prestazioni occasionali), la cui numerosità supera quella dei contratti cessati nello stesso periodo. Il risultato? Quasi 23 mila posti di lavoro interinale in più nelle imprese (anche se comunque 12 mila in meno del primo trimestre 2012) e 48.500 lavoratori non dipendenti (ma sempre 17 mila in meno dell’anno precedente).

ESPORTAZIONI E QUALITA’. «Il perdurare della recessione e il timore che essa si prolunghi nei prossimi mesi sta portando le imprese ad assumere un atteggiamento sempre più cauto sul fronte occupazionale», spiega il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «Ciò non vale, tuttavia, per l’intero sistema imprenditoriale. Vediamo infatti che la propensione ad assumere è doppia nelle imprese esportatrici e in quelle che investono puntando sulla qualità dei prodotti e facendo innovazione. Se vogliamo sostenere l’occupazione è evidente che dobbiamo puntare su questi segmenti imprenditoriali, accrescendone il numero e sostenendole nelle loro strategie di crescita».

COMMERCIO, TURISMO E INDUSTRIA. Degli 80 mila posti di lavoro dipendente che le imprese prevedono di perdere nel corso del I trimestre 2013, oltre 50 mila sono dovuti alle scelte del settore dei servizi, per effetto soprattutto del saldo negativo del commercio e del turismo (37 mila le posizioni in meno). Sfiora, invece, le 30 mila unità il saldo negativo dell’industria nel suo complesso, determinato in prevalenza dagli oltre 15 mila posti di lavoro a carattere stagionale e non stagionale persi nel comparto manifatturiero (compensati però dal saldo positivo relativo a quasi altrettanti contratti interinali).