Laura Boldrini, la professoressa con una sola missione. Migliorarci

La presidente della Camera, eletta donna dell’anno da Famiglia Cristiana, ha deciso di migliorarci tutti con appoggio ai matrimoni gay e impegno per il ruolo della donna

Non ci vuole molto a scomodare il paragone con Gianfranco Fini, diventato inflessibile censore dello schieramento politico che gli ha consentito di sedere sulla poltrona più alta di Montecitorio. Eppure Laura Boldrini, da meno di cinque mesi presidente della Camera, non ha mai cambiato le sue idee di donna di sinistra, paladina dei diritti dei più deboli con spruzzate di veterofemminismo. Semplicemente, quella che un’era politica fa Pier Luigi Bersani salutava come una figura di pacificazione e cambiamento (era un periodo in cui, in casa Pd, gli abbagli si susseguivano), è in realtà una signora ben più complessa da gestire, soprattutto per la sinistra. D’altronde chi comincia proclamando che «le persone devono poter innamorarsi delle istituzioni» perché «per avere buoni cittadini dobbiamo avere buone istituzioni» (a Che tempo che fa, pochi giorni dopo l’elezione), è destinata a fare ben altro che scampanellare in poltrona per richiamare gli onorevoli colleghi.

Il ruolo di portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ricoperto fino a prima della candidatura alle ultime elezioni con Sel di Nichi Vendola, l’ha portata più volte a scontrarsi con quella classe politica italiana di cui oggi fa parte. I botta e risposta con gli ex aennini e i leghisti – a cominciare dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni – sono noti alle cronache. La causa dei clandestini («un termine che andrebbe cancellato dal vocabolario perché carico di pregiudizio e negatività») Laura Boldrini l’ha sposata senza tentennamenti e per farlo spesso e volentieri ha sacrificato il tradizionale aplomb onusiano per stigmatizzare le ingiustizie della legge Bossi-Fini. Volendo allargare la platea dei beneficiari del suo impegno verso i deboli e i diseredati in generale, la signora ha accettato (senza primarie) la proposta di candidatura con Sinistra Ecologia e Libertà, «unico partito di sinistra che guarda all’Europa, al futuro e non è ancorato a vecchi schemi».

Dev’essere sull’onda di questo repulisti dei vecchi schemi che pochi giorni fa la presidente della Camera ha respinto l’invito del manager Marchionne a visitare uno stabilimento Fiat, cogliendo l’occasione per ricordare che «non sarà certo nella gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro che potremo avviare la ripresa». Un’uscita che se ha fatto infuriare il centrodestra, ha messo a disagio anche quel Pd che tenta di sfuggire al sindacalismo più intransigente. Gongolava, invece, Nichi Vendola, che anche all’elezione di Boldrini deve una fasulla verginità politica, per cui Sel, in Parlamento grazie al Pd (senza il quale non avrebbe superato la soglia di sbarramento) ora può giocare all’opposizione e sussurrare all’orecchio di un partito a costante rischio di scissione.

Tra filosofia e cultura pop
Nel programma di innamoramento delle istituzioni la presidente (eletta donna dell’anno da Famiglia Cristiana nel 2010) inserisce l’appoggio ai matrimoni gay e l’impegno per la rivalutazione della figura della donna. Ne ha fatto le spese il concorso di Miss Italia. La Rai ha deciso di non trasmettere la finale e la terza carica dello Stato ha espresso la propria soddisfazione via Twitter: «Media e immagine della donna. Serve cambiamento culturale. Bene scelta #Rai su #Miss Italia».

A voler cercare della filosofia laddove probabilmente bisognerebbe scomodare le sfumature pop della complessa macchina del consenso si finirebbe per ripensare ad Alain Filkienkraut e a quella sua acuta definizione di “medico del mondo”. «Salvare delle vite: questa è la missione mondiale del medico del mondo. Costui è troppo occupato a riempire di riso la bocca che ha fame per ascoltare la bocca che parla. Le parole non rientrano nell’ambito della sua sollecitudine. Ciò che richiede il suo intervento sono le popolazioni martoriate, non i popoli volubili; l’esperanto dei lamenti, non le lingue opache e particolari. I corpi di cui si occupa sono, se così si può dire, disincarnati». E soprattutto non sfilano in costume (intero) con un numero addosso.