“Langone, non si fa così”. Lettera di Amicone al Foglio

«Camillo tu quoque. Io perderò un lettore, ma la tua invettiva contro Formigoni è peggio di un lettore perduto, è il calcio del mulo al cane che affoga».

Oggi sul Foglio compare una lettera del direttore di Tempi Luigi Amicone (“Amicone contro Langone in difesa di uno scalcinato eroismo cristiano”). Amicone reagisce a un articolo di Camillo Langone apparso ieri sul Foglio (“Il cupo Celeste fa male a Cl, mica al Pdl. Che aspetta Carron ad agire?”). Pubblichiamo il testo della lettera di Amicone.

Camillo tu quoque. Io perderò un lettore, ma la tua invettiva contro Formigoni è peggio di un lettore perduto, è il calcio del mulo al cane che affoga. Il che offusca il tuo nobile nome. Ti addolora il teatrino? L’Alessio preso a cazzotti? Ma Vinci è un professionista, pagato profumatamente per fare spettacolo, intrattenere, piantare bellurie nel telespettatore collettivo. Formigoni è uno che ha governato – e bene – la più grande e moderna regione italiana, benché piagata dalla criminalità arrembante, dalla magistratura tonitruante, dal leghismo opportunista e, ultimamente, anche un po’ somaro.

Formigoni è uno che ha fatto almeno un paio di cose buone nell’ultima regione italiana non tecnicamente fallita (libertà di sanità e di educazione), uno che adesso è in gabbia (mentale, giudiziaria e politica), e ci è come un leone che sa di non aver sbranato nessuno se non ciò che si opponeva al bene della sua gente.

Ha fatto cazzate? Sì. Poteva risparmiarsi certa tropicana arroganza? Ovvio. Deve andarsene dai Memores Domini perché gli piacciono le belle vacanze e non è un misogino? Certo che no.

Il tuo cristianesimo è un mito affastellante simboli e tradizione sovrani. Ma va bene per uno scrittore augusto e una liturgia di Pio XI. Non vive, il cristianesimo, se non attraverso i suoi scalcinati eroi, le sue disperate vitalità, i suoi tentativi ed errori. Formigoni, comunque finirà la sua parabola politica, è uno di questi piccoli grandi eroi della cristianità. Mentre tu, caro Camillo, ancora ti trattieni sull’uscio di un onesto e benestante circolo professionale. Tu che hai più consuetudine con la cerchia intellettuale che non con il popolo della strada che ha fatto un Duomo, a Milano come a Parma, e magari erano signorotti feudali, arroganti filistei, puttane d’alto bordo che finito il lavoro notturno passavano in chiesa e lasciavano alla prima messa del mattutino una percentuale di marchette in elemosina. Mentre tu sei puro. E da buon chierico ti appelli a un altro chierico perché CL lo scarichi da CL, per un sovrappiù di molestie all’ingabbiato.

Non si fa così, Camillo, non ce lo possiamo permettere, amico.