"L'altro Sessantotto". Cosa c'è su Tempi

Il numero di maggio dedicato a spiegare perché la “libertà non vi farà liberi”: con Cesana, Amicone, Del Noce, Morresi. Il baco del liberalismo e l’intervista al dissidente cubano Valladares

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“L’altro Sessantotto. 1968-2018. Rovesciare la prospettiva per capire quello che è iniziato cinquant’anni fa. La libertà non vi farà liberi” è il titolo e il sommario del nuovo numero del mensile Tempi (qui come leggerlo) che arriverà agli abbonati verso la fine del mese.
Copertina un po’ folle col titolo girato per ribaltare il modo con cui, di solito, si raccontano un po’ cerimoniosamente quei “formidabili anni”. Ma formidabili per chi? Per cosa? È trascorso mezzo secolo, eppure c’è ancora qualcosa che non quadra e, soprattutto, esiste qualcosa che è iniziato nel ’68 e che rimane sottovalutato.
Per questo, oltre alla consueta rubrica di Giancarlo Cesana (che mensilmente dal ’68 parte per raccontare il presente) troverete un articolo di Luigi Amicone (“Cinquant’anni nel nome del niente”), di Egisto Mercati (“I cattivi maestri dei cattivi maestri”), di Max Herber (“A voi il piombo, a noi l’eroina”) e un testo impegnativo, profetico e bellissimo di Augusto Del Noce che – e scusate il bisticcio di parole – già nel ’68 aveva capito come sarebbe finito il ’68.
Quello fu l’anno non solo delle contestazioni studentesche e del “vietato vietare”, ma anche di un’enciclica attualissima. Sarà Assuntina Morresi a spiegarci cosa l’Humanae Vitae di Paolo VI abbia ancora da dire alla nostra epoca del sesso senza figli e dei figli senza sesso. E a proposito di aborto Caterina Giojelli ha intervistato Enrico Ferrazzi, primario non obiettore della Mangiagalli di Milano.
Rodolfo Casadei ci spiegherà qual è il “baco del liberalismo”: «Così il successo planetario dei populisti e dei diversamente democratici sta scoperchiando la crisi del sistema che doveva sancire la “fine della storia”. L’assetto mentale e politico del nostro mondo è sotto assedio ma non riesce neanche ad accorgersi che il nemico è nel suo stesso ideale».
«Il nuovo presidente Díaz-Canel è una figura decorativa, il potere è nelle mani del Partito comunista». Sono le parole del grande dissidente cubano Armando Valladares, in prigione per ventidue anni perché osò opporsi a Fidel. Intervistato da Leoni Grotti dice a Tempi: «Mi sono rallegrato moltissimo quando ho saputo che era morto».
Il nostro malato di cinema Simone Fortunato ci racconterà il suo rapporto conflittuale con Netflix. Pensava fosse amore, invece era un algoritmo.
Da ultimo, una recensione de La stella e la mezzaluna, il libro di Vittorio Robiati Bendaud sui rapporti tra musulmani ed ebrei nei domini islamici.
Poi troverete sempre i nostri rubrichisti: Berlicche, Invernizzi, Farina, Mantovano, Trento, Corigliano, Clericetti, Fortunato, la Rosa dei Tempi, Cobianchi, Fred Perri e la sempre meravigliosa Corradi.

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