«Sono un ladro. Ho picchiato e derubato i miei concittadini». Gogna nell’Ucraina ribelle

Peggiora la situazione in Ucraina, dove sono ripresi gli scontri tra l’esercito governativo e i ribelli. Gli accordi di Minsk sono un lontano ricordo

Un membro dei ribelli filorussi con il volto tumefatto giace in piedi, legato a un semaforo, con un cartello che gli pende dal collo e che recita: «Sono un ladro. Ho picchiato e derubato i miei concittadini». La foto realizzata dall’inviato dell’Associated Press, Mstyslav Chernov, non è stata scattata in Cina negli anni ’70 ai tempi della Rivoluzione culturale. Siamo a Krasnyi Partyzan, nella parte orientale dell’Ucraina in mano ai ribelli stessi.

«MISURE DRASTICHE». Qui la giustizia non è un affare per giudici e tribunali, anche se quella sommaria non è la normalità neanche tra i cosiddetti separatisti: «Abbiamo dovuto prendere queste misure drastiche perché ha assaltato un civile, ha rubato la sua auto e derubato i suoi parenti», dichiara il comandante dell’unità ribelle Alexander Nazarchenko. «Ha detto che aveva solo preso in prestito dei soldi, ma non è esattamente così che si chiedono prestiti».

MINSK NAUFRAGA? Il caos che domina nelle regioni di Donetsk e Luhansk rende più semplice l’abuso del potere e della giustizia da parte dei ribelli. Gli accordi di Minsk firmati a febbraio da Russia e Ucraina per un immediato cessate il fuoco, e un percorso concordato per arrivare alla pace, sembrano essere sull’orlo del fallimento. Solo nelle ultime 24 ore, nel Donbass è morto un soldato ucraino, altri 14 sono rimasti feriti. Secondo l’Osce, poi, continuano i combattimenti per la conquista di Mariupol e si teme che possa presto ricominciare la guerra tra Kiev e ribelli che ha già causato la morte di seimila persone e lo sfollamento di almeno due milioni.

«MANCANO I GIUDICI». Andrei Pasichnik, vicecomandante della polizia di Luhansk, condanna la giustizia sommaria e spiega: «Dobbiamo innanzitutto aprire dipartimenti di polizia nelle aree sotto il nostro controllo. Il problema è che ancora non abbiamo giudici». A Donetsk le cose vanno meglio, anche se i problemi non mancano: «Prima nella regione di Donetsk c’erano 55 corti locali, dove lavoravano 3.262 persone. Ora il numero di giudici è diminuito drasticamente di quattro volte».

MINI-STATI. Ecco perché in molte cittadine sono nate corti non ufficiali, che spesso fanno più danni che altro. È il caso delle aree controllate dalle milizie dei Cosacchi. «Non esiste una giustizia alternativa a quella dei tribunali», continua Pasichnik. «All’inizio i comandanti dei Cosacchi hanno collaborato con noi ma ora ci sono certi individui che vogliono creare dei mini-Stati autonomi sia da Kiev che da noi».

Foto Ansa/Ap