«La vita non mi appartiene, la dono volentieri». Liberato in Siria padre Dhiya Azziz

Il custode di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa racconta ad Avvenire chi è il francescano iracheno “prelevato” il 4 luglio da miliziani di Al Nusra a Yacoubieh

AGGIORNAMENTO (tratto da Agenzia Fides – sabato 11 luglio):
Padre Dhiya Azziz (…) è stato liberato. Lo ha annunciato la Custodia della Terra Santa (con un comunicato pubblicato sul suo sito internet, ndr). I contatti con padre Dhiya Azziz, parroco a Yacoubieh (Provincia di Idlib, distretto di Jisr al Chougour, Siria), si erano interrotti nel tardo pomeriggio del 4 luglio. Secondo quanto aveva riferito la Custodia, è stato portato via da una brigata di miliziani per un breve incontro con l’emiro che esercita l’autorità nella regione, attualmente sottoposta al dominio del Fronte al-Nusra, braccio siriano di al-Qaida. In seguito l’ordine francescano ha affermato che il Fronte al-Nusra «ha smentito qualsiasi coinvolgimento nel rapimento» che sarebbe stato perpetrato da «un altro gruppo jihadista». «C’è una pletora di gruppi operanti nella regione», ha spiegato la Custodia della Terra Santa, aggiungendo che «padre Azziz sarebbe stato trattato bene durante la prigionia». 

siria-padre-dhiya-azizÈ ancora ignoto il motivo del “prelievo” di padre Dhiya Azziz, il sacerdote francescano iracheno parroco del villaggio di Yacoubieh, in Siria, sparito sabato 4 luglio dopo che un commando dei jihadisti che controllano la zona (appartenenti ad Al Nusra, gruppo siriano legato ad Al Qaeda) sono andati a prenderlo per portarlo a un incontro con l’emiro locale. Tuttavia, riferisce Avvenire, qualche cauta speranza in merito alla sua sorte è suscitata dalla notizia – ancora priva di solide conferme – secondo cui due miliziani sarebbero stati inviati in parrocchia a prendere le medicine del religioso, che soffre di diversi problemi di salute tra i quali il diabete.

«DONO LA VITA». Come ricostruisce oggi il custode di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa in una intervista pubblicata sempre da Avvenire, è stata una scelta volontaria quella che ha portato due anni fa padre Dhiya Azziz a prendere servizio in quel villaggio siriano situato proprio nella provincia di Idlib, da tempo in mano ai ribelli islamisti: «Prima era a Lattakia, zona più tranquilla: io mandai una lettera a tutti i confratelli in cui chiedevo se qualcuno era disponibile, andando incontro a evidenti pericoli, a quel servizio a Yacoubieh a vantaggio della popolazione locale. Lui mi rispose che quella lettera era arrivata nell’anniversario della sua professione religiosa. Per lui un segno: “La vita non mi appartiene, la dono volentieri alla gente di quel villaggio”, mi scrisse».

«CORRETTO CON I JIHADISTI». Per altro il francescano iracheno «aveva relazioni abbastanza corrette con i jihadisti» – spiega Pizzaballa, che si sentiva con lui ogni settimana – e ha sempre assecondato tutte le loro imposizioni, compresi i divieti di suonare le campane e di esporre croci o immagini di santi all’esterno della chiesa, cosa che infittisce ulteriormente il mistero intorno alla sua scomparsa. Lo stesso custode di Terrasanta ammette al quotidiano della Cei di non capire il movente né le intenzioni dei miliziani di Al Nusra. «Il mondo dei “ribelli” – spiega – è una galassia di sigle incomprensibili. C’è chi condanna, c’è chi cerca di aiutare, c’è chi mente: stentiamo a comprendere e non abbiamo, purtroppo, notizie dirette».

«SEGNALE PREOCCUPANTE». L’unica certezza è che il prelievo di padre Dhiya «è un segnale preoccupante» perché, il religioso faceva di tutto per non creare problemi agli occhi dei jihadisti. «Forse è un irrigidimento o un’intimidazione per farci andare via», continua Pizzaballa, che per ora si azzarda a escludere solo il movente economico (se si trattasse di estorcere un riscatto, osserva, «avremmo più informazioni»). Oltre tutto il convento di Azziz «era già stato distrutto in parte da un missile», ricorda sempre Pizzaballa, e attualmente lui «abitava in una parte della sagrestia, mentre parte della canonica e della scuola è occupata da questi ribelli. Forse lo hanno preso per disfarsi di lui…».