La svolta autoritaria e anti-democratica di Erdogan è un «segreto di Pulcinella»

L’Unione Europa non liberalizzerà i visti alla Turchia prima del 2017. L’epurazione del premier da parte di Erdogan e l’abolizione dell’immunità parlamentare spaventano Bruxelles

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L’Unione Europea non liberalizzerà i visti alla Turchia né a giugno, come previsto dall’accordo sui migranti, né prima del 2017. Lo rivela la Bild, citando fonti di Berlino, spiegando che Ankara deve prima cambiare la legge anti-terrorismo e che questo non avverrà sicuramente entro l’anno.

FRENATA EUROPEA. La Germania è il principale fautore e promotore dell’accordo con la Turchia, ma gli ultimi sviluppi autoritari del paese guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan hanno convinto Angela Merkel e molti leader europei a frenare, almeno fino a quando tutte le condizioni poste ad Ankara non saranno soddisfatte. Bruxelles, dunque, non sembra più disposta a chiudere un occhio.

«TUA CAUSA, NOSTRA CAUSA». Dopo aver fatto fuori il primo ministro Ahmet Davutoglu, tra i principali fautori dell’accordo con l’Europa ma non abbastanza favorevole al progetto presidenzialista, ieri Erdogan ha fatto eleggere a capo del partito Binali Yildirim, suo vecchio alleato. Il presidente l’ha dopo poche ore nominato primo ministro. Dopo l’elezione, Yildirim ha dichiarato: «Signor presidente, ti promettiamo che la tua passione sarà la nostra passione, la tua causa sarà la nostra causa, il tuo cammino sarà il nostro cammino».

SVOLTA AUTORITARIA. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione: il principale obiettivo di Yildirim sarà quello di portare avanti una serie di emendamenti costituzionali che permettano di concentrare i principali poteri nelle mani di Erdogan, che al momento dovrebbe avere solo ruoli di garanzia. Il presidente dovrebbe essere sopra le parti rispetto alla politica ma prima dell’elezione di Yildirim a capo del partito, ha inviato un messaggio a tutti i delegati del partito Akp. Nel salone del Congresso erano appesi grandi poster con le foto di Erdogan e la scritta: «L’uomo del popolo, il nostro leader, Erdogan».

ABOLITA IMMUNITÀ PARLAMENTARE. Oltre alle nomine ad hoc e al linguaggio retorico, c’è un altro elemento di questa svolta autoritaria che fa paura a Bruxelles. Venerdì la Camera turca ha approvato un emendamento costituzionale che prevede l’abolizione dell’immunità parlamentare per i reati politici come il terrorismo. Come già avvenuto per altre leggi, è il contesto politico a rendere la norma pericolosa.

LEGGE ANTI-TERRORISMO. Per la prima volta le forze filo-curde hanno superato la soglia di sbarramento del 10 per cento alle ultime elezioni di novembre, entrando in Parlamento. È da mesi che Erdogan associa pubblicamente queste forze pacifiche ai gruppi terroristi, come il Pkk, e l’emendamento potrebbe essere usato per far fuori i parlamentari più scomodi ed eleggere al loro posto alla Camera uomini di Erdogan. La legge anti-terrorismo è infatti usata in modo molto ampio dai giudici e si applica addirittura ai giornalisti che scrivano articoli critici delle decisioni di Erdogan.

SEGRETO DI PULCINELLA. Come dichiarato da Marco Di Liddo, analista del Cesi, a Radio Vaticana, «la strategia del [partito di Erdogan] Akp sta assumendo tratti sempre più autoritari e antidemocratici. L’obiettivo di Erdogan è questo, ed è un “segreto di Pulcinella”, nel senso che lo sanno tutti in Turchia e anche all’estero. Davutoglu ha pagato con l’esautorazione, con la costrizione alle dimissioni, la sua opposizione al progetto presidenzialista di Erdogan. Questo è un progetto che strizza l’occhio al presidenzialismo russo e quindi a quello di accentrare in maniera significativa i poteri nelle mani di un solo uomo». Che l’Unione Europea proceda con cautela prima di regalare a Erdogan una vittoria politica come la liberalizzazione dei visti, è il minimo.

Foto Ansa/Ap


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