Il monaco americano in Siria, rapito e rilasciato dopo aver cantato una canzone su Gesù risorto

Il 34enne carmelitano David Johnson: «Dissi che amavo il loro paese e sentendo la mia voce cominciarono a battere le mani»

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siria-yabroud-chiesa-islam6David Johnson, monaco carmelitano, ha 31 anni quando viene rapito e subito rilasciato da un gruppo di truppe armate siriane. Il religioso, nato in Colorado nel 1981 e laureato all’università di Princeton, poi volato Siria per studiare l’arabo dov’è rimasto per entrare in monastero, ha raccontato la sua strana vicenda in una video intervista rilasciata ad Aleteia.org.

«MA IO VI BENEDICO». Circa tre anni fa, poco dopo l’inizio della guerra, mentre Johnson era nella torre del monastero di San Giacomo a Qara, è stato improvvisamente prelevato da un gruppo di soldati: «Non mi interessava chi fossero, potevano essere truppe dell’opposizione, dei ribelli…di qualsiasi gruppo, ma gli ho detto: “Noi preghiamo per voi, Gesù vi ama e noi vi benediciamo perché Gesù, nostro Signore, ci ha detto che noi dovremmo benedire coloro che ci maledicono e pregare per coloro che ci perseguitano”», ha spiegato il monaco. Subito dopo il rapimento i suoi confratelli sono corsi in chiesa a pregare. Intanto, ha continuato il monaco ammettendo di essere solitamente «un vero fifone, ero così in pace da non avere alcuna paura, sebbene sapessi che capitavano cose terribili da parte di entrambi gli schieramenti, i militari e le milizie ribelli. Sentivo che ero protetto, come fossi in viaggio con degli amici». Il religioso ha addirittura spiegato di aver provato gioia, convinto «che il Signore l’abbia messa nel mio cuore» e di aver guardato ai rapitori come «belle persone a immagine e somiglianza di Dio».

SALVATO DAL CANTO. Poi Johnson ha confessato loro «quanto fosse bello il loro paese», ma che «il nostro vero paese non è l’America o la Siria, la nostra vera patria è il cielo dove staremo con nostro Signore per l’eternità». Poi ha cominciato a cantare una canzone in arabo sulla resurrezione di Gesù. A quel punto le truppe armate, «mi hanno chiesto: “Cantala ancora!”». Improvvisamente, l’autista ha invertito il senso di marcia «e mi ha detto: “Ti riportiamo in monastero”». Ma prima di arrivare a destinazione i rapitori «mi hanno invitato a continuare a cantare» e a fare tappa di fronte ad un’altra squadra armata. Johnson ha continuato con la sua performance e, mentre i soldati battevano le mani, pensava di essere stato catapultato in un’altra realtà.

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