«La strage dei cristiani in Nigeria è diventata un’abitudine. Intervenga l’Onu»

Intervista a Fiamma Nirenstein, deputata ebrea del Pdl, sulla [link url=https://www.tempi.it/fermiamo-la-strage-di-cristiani-in-nigeria-inviamo-i-caschi-blu-dellonu#axzz20lfN08FD]mozione parlamentare[/link] che chiede di inviare in Nigeria i caschi blu dell’Onu. «Dietro Boko Haram si muove la spirale di odio dell’islam».

In Parlamento tre deputate del Pdl di tre diverse confessioni religiose – l’ebrea Fiamma Nirenstein, la musulmana Souad Sbai e la cattolica Eugenia Roccella – hanno presentato una mozione per inviare in Nigeria i caschi blu dell’Onu. Il documento, sottoscritto da altri 17 colleghi, chiede l’intervento armato per difendere i cristiani e che Boko Haram venga inserita nella black list delle organizzazioni terroristiche. Tempi.it ha intervistato una delle tre deputate, Fiamma Nirenstein (nella foto).

Perché chiedete l’intervento armato dei Caschi blu?
Nel corso di questi ultimi mesi si è assistito a un risveglio verbale, pur sempre contenuto, riguardo alle stragi che stanno toccando recentemente la Nigeria. Tuttavia, questo rischia di far dimenticare un fattore importante: in Nigeria le vittime cristiane, in un decennio, sono oltre 10 mila. L’origine di tutti i mali non è soltanto il gruppo di Boko Haram, ma l’ideologia portante dell’islam estremo e la sua smania distruttiva della civiltà giudaico-cristiana. Noi diciamo: alle parole, seguano i fatti.

Cosa intende?
Che ci sia un’implicazione anche fisica nella vicenda. Sappiamo bene che qualunque intervento deve essere analizzato accuratamente prima che possa iniziare, per evitare che sia foriero di ulteriori tensioni internazionali, ma la strage perpetrata ogni domenica contro i cristiani nigeriani è diventata un’abitudine. È una persecuzione permanente, che si conclude sempre con atti di aggressione fisica contro innocenti. L’equivoco maggiore sarebbe pensare che questi siano singoli episodi estremistici. Non è assolutamente così. Prima, i terroristi sono stati aiutati dall’Arabia Saudita nel contesto di un attacco internazionale, volendo un’occupazione profonda dell’Africa sub-sahariana da parte di forze islamiste per stabilire un’egemonia salafita. Adesso, la presenza islamica ha cambiato colore ed è diventata sciita. Al confine con la Nigeria è stato bloccato un cargo di armi provenienti dall’Iran. Che questo Stato abbia mire egemoniche islamiste è cosa risaputa. Non si parla solo delle forze qaediste, ma di un’azione a più largo raggio.

Perchè le Nazioni Unite ritardano la decisione?
L’Onu è un’organizzazione imbelle e incapace. Ha un doppio standard per quello che riguarda i paesi islamici. Non li condanna perché teme di essere accusata a sua volta di intolleranza. I due terzi delle risoluzioni di condanne per i diritti umani dell’Onu toccano Israele, quando in Iran vengono impiccati gli omosessuali, le donne sono picchiate e si calpestano i diritti inalienabili dell’individuo senza timore. Dietro le Nazioni Unite ci sono interessi economici forti: altrimenti la Cina, altro paese dove i diritti basilari sono dimenticati, sarebbe condannata. Ma non succede così.

Sembra che il “genocidio” in Nigeria non interessi i media.
La stragrande maggioranza dei giornali non dà molto spazio al massacro in Nigeria. Non si vuole dare un’informazione basilare: che dell’odio verso ebrei e cristiani è intriso tutto l’islam, dalle prediche ai quotidiani all’educazione. C’è una politica dell’odio che diventa attacco terroristico anche contro gli stessi musulmani. Io, Eugenia Rocella e Souad Sbai ci siamo unite perché siamo consapevoli che la tragedia nigeriana interpella tutte e tre le religioni. Souad Sbai lamenta continuamente la mancanza di libertà di pensiero nel mondo musulmano, per cui, se non sei esasperatamente radicale e antioccidentale, vieni isolato. Basta non essere d’accordo e immediatamente si rischia la vita.

Che cosa unisce lei, Roccella e Sbai?
Siamo contro la violenza. Uno dei grandi insegnamenti che la civiltà occidentale ci consegna è la possibilità, sempre e comunque, di instaurare un dialogo senza l’uso della forza. Per questo l’attacco contro i cristiani nigeriani deve finire. E dato che lo Stato sovrano non è in grado di bloccare questa spirale di sangue, è necessario che intervengano le Nazioni Unite.