La sinistra s’arrenda. In Europa c’è una maggioranza “venezuelana”
Secondo il gruppo della Sinistra al Parlamento europeo si tratta di una svolta epocale che consacra un’alleanza fascista-conservatrice, secondo Le Monde si tratta dell’abbattimento di un totem: il voto con cui il 13 novembre scorso l’emiciclo di Bruxelles ha approvato gli emendamenti presentati dal gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) alla normativa sul dovere di vigilanza delle imprese in materia di violazioni dei diritti umani e danni ambientali nelle loro catene di fornitura (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) ha visto il contributo decisivo dei conservatori e dell’estrema destra.
Il Ppe avrebbe con ciò rinunciato alla sua alleanza informale di legislatura con socialisti (S&D) e liberali (Renew Europe), già in essere dal 2019 e confermata dopo le elezioni del 2024, per sostituirla con una con le destre di varia tendenza. Ma questa analisi del voto è tendenziosa per più di un motivo.
Cosa si è votato. E chi lo ha votato
In primo luogo la votazione di giovedì scorso doveva sanare un vulnus precedente, allorché alla fine della passata legislatura socialisti e liberali avevano fatto ricorso ai voti della Sinistra radicale e dei Verdi per far passare una direttiva sulle stesse materie su cui si è ritornati il 13 novembre: non avendo trovato l’accordo coi popolari, il 24 aprile 2024 socialisti e liberali avevano presentato la proposta che poi era passata grazie ai voti di Sinistra e Verdi. Dunque loro per primi avevano rotto l’alleanza.
Nella nuova legislatura si è cercato di negoziare un nuovo accordo fra alleati di legislatura, ma essendo fallite le trattative il Ppe ha deciso di presentare i suoi emendamenti in aula, e questi hanno raccolto il voto favorevole di quasi tutti gli eurodeputati dei Conservatori, dei Patrioti e dei sovranisti. Gli emendamenti rispondono all’esigenza di non imporre alle imprese di piccole dimensioni oneri che non sarebbero in grado di sopportare.
Secondo la nuova versione del testo, le aziende che devono vigilare sulle eventuali violazioni dei diritti dei lavoratori e delle norme ambientali nella loro catena di approvvigionamento saranno quelle con più di 5 mila dipendenti (nella versione bocciata erano 1.000) e con un giro di affari superiore a 1,5 miliardi di euro (nella prima versione erano 450 milioni). Non ci sarà più l’obbligo per le aziende di adottare un piano di transizione energetica per rispettare il limite di 1,5 gradi di aumento della temperatura globale fissato dagli accordi di Parigi. Anche il regime sanzionatorio per chi viola la direttiva è stato alleggerito.
La seconda cosa che le analisi sensazionaliste del voto non ricordano, è che anche eurodeputati liberali e socialisti hanno approvato gli emendamenti presentati dal Ppe. Il nuovo testo è passato con 382 voti a favore, 249 contrari e 13 astensioni. Dei 63 parlamentari di Renew Europe presenti, 17 hanno votato a favore e 46 contro; fra i 124 deputati S&D presenti 15 hanno votato a favore e 109 contro. Dunque più di un quarto dei liberali e più del 10 per cento dei socialisti hanno appoggiato gli emendamenti dei popolari.

Maggioranza venezuelana
La terza realtà che molti commenti trascurano è che già in passato, durante l’attuale legislatura, i voti dei popolari e delle destre si erano sommati per approvare dichiarazioni di principio o per frenare normative considerate controproducenti per l’economia europea.
Il cambiamento è iniziato nell’ottobre 2024, quando i legislatori del Ppe si sono uniti ai conservatori di Ecr (che comprende Fratelli d’Italia), alla destra radicale dei Patrioti per l’Europa (Lega, Fidesz ungherese, Rassemblement Nationale francese) e a quella di Europa delle nazioni sovrane (Ens, che comprende Alternative für Deutschland e Reconquête, il partito di Eric Zemmour), per riconoscere il candidato delle opposizioni alle elezioni presidenziali venezuelane Edmundo González come vincitore e quindi presidente del Venezuela in una risoluzione non vincolante e simbolica. Socialisti e liberali si astennero o votarono contro la risoluzione col pretesto che era appoggiata dalle destre.
Si creò quella che fu definita la “maggioranza venezuelana”, che sarebbe riemersa in occasione di decisioni più sostanziali, come quando la legge Ue sulla deforestazione è stata rinviata e diluita da emendamenti che introducevano requisiti meno rigorosi, presentati dal Ppe e sostenuti da Ecr, PfE ed Ens. Casi simili includono il Premio Sacharov, l’istituzione di un gruppo di lavoro per esaminare i finanziamenti Ue alle Ong e il respingimento di nuove norme sulla trasparenza. L’alleanza informale popolari-conservatori-destre è diventata così ricorrente che l’Ong The Good Lobby ha creato un tracker per segnalare ogni volta che il Ppe si è allineato con costoro.
Dopo il voto del 2024
Ma non si tratta di un allineamento esclusivo o prevalente: i popolari hanno votato contro le mozioni di sfiducia alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen presentate dalle destre, mentre convergono coi Verdi per certe richieste a favore di un ampliamento del bilancio dell’Unione Europea.
Il punto è un altro: il voto del giugno 2024 che ha rinnovato il parlamento europeo ha determinato uno spostamento a destra che ha visto aumentare i seggi di Ecr, PfE ed Ens, diminuire quelli di Verdi e Liberali, mentre popolari e socialisti rimanevano stabili (il Ppe anzi ha guadagnato 9 seggi). Si è determinata una situazione che ha ribaltato i termini della “politica dei due forni”: mentre nella vecchia legislatura socialisti e liberali potevano ricattare i loro “alleati” popolari minacciando maggioranze alternative ottenute coi voti di Sinistra e Verdi (minacce tradotte in realtà per esempio col voto del 24 aprile 2024), in quella nuova è il gruppo presieduto da Manfred Weber che può decidere di negoziare nuove normative coi tradizionali alleati oppure concordare emendamenti con le destre rafforzate dal voto popolare del giugno 2024 e desiderose di dimostrare che contano e che i voti degli elettori che le hanno scelte non sono andati sprecati.
La strategia di Weber
Nel nuovo europarlamento il Ppe è diventato il dominus dei giochi, nel momento in cui ha buttato alle ortiche le pregiudiziali antipopuliste e antieuroscettiche (presentate come antifasciste dalla sinistra) per concentrarsi sui contenuti. Con tutta probabilità la convergenza popolari-conservatori-destre si riproporrà quando si tratterà di votare disposizioni in materia di immigrazione e di motori termici. Il ridimensionamento del Green Deal attraverso pacchetti di semplificazione e l’annacquamento delle direttive ambientali, con l’abrogazione del divieto di circolazione delle auto con motore a combustione interna previsto per il 2035, potrebbe essere il risultato di una nuova convergenza, quando il prossimo 10 dicembre si voterà la revisione della relativa direttiva.
Per quanto riguarda l’immigrazione, le nuove proposte della Commissione appaiono già in sintonia con la linea più rigida da tempo adottata dal Ppe sulla questione, mentre non piacciono a quote significative dei liberali e soprattutto dei socialisti.
Una ripetizione della maggioranza parlamentare creatasi giovedì scorso sulla direttiva Corporate Sustainability Due Diligence potrebbe rendersi necessaria per approvare proposte controverse come la nuova direttiva sui rimpatri, che consente ai paesi della Ue di istituire campi di espulsione al di fuori dell’Unione (come il centro creato dal governo Meloni in Albania), o il concetto di “terzo paese sicuro”, che consentirebbe agli stati membri di respingere alcune domande di asilo senza prenderle in considerazione.
In assoluta coerenza con la scelta strategica voluta da Manfred Weber: nessuna alleanza strutturata con le destre, ma convergenze puntuali su dossier sui quali i punti di vista fra popolari e conservatori sono affini.
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