La sharia sbarca in America. Aperto il primo “tribunale islamico” in Texas

L’organismo si offre di risolvere controversie tra musulmani «scontenti delle corti Usa». L’auspicio? Diventare «un precedente replicato in tutto il paese»

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SAMSUNGAnche negli Stati Uniti c’è un tribunale della sharia. Per ora è una organizzazione no profit che si chiama “Islamic Tribunal” con sede a Irving (Dallas), dove risiede una delle più grandi comunità di musulmani in America, ma naturalmente la notizia, diffusa circa un mese fa, è diventata subito un caso, visto che lo stesso “tribunale” non solo si offre di risolvere controversie a partire dalla “legge coranica”, ma nel suo sito (da cui è tratta la foto a lato) si ripromette anche di «costituire un precedente che sia emulato e replicato in tutto il paese». I quattro giudici che compongono il “tribunale islamico”, tre dei quali sono imam, sostengono che è possibile, sfruttando l’istituto dell’arbitrato, ricorrere al loro giudizio su alcune materie: basta presentare alle autorità un documento che attesti esplicitamente la volontà di partecipare a una risoluzione della controversia fondata sulla sharia. Nella dichiarazione di intenti, l’organizzazione sostiene di voler aiutare i musulmani «scontenti» del sistema giuridico americano per quanto riguarda le cause civili relative a divorzio, affari, immobili. Restano esclusi i processi penali, materia nella quale il la sharia confliggerebbe con le leggi degli Stati Uniti.

SHARIA FIRST. «Le corti degli Stati Uniti – si legge ancora sul sito dell’organizzazione – sono care e formate da giuristi incompetenti», ecco perché i musulmani d’America se non vogliono rinunciare alla giustizia terrena «sono obbligati a trovare un modo di risolvere conflitti e dispute in accordo con i princìpi della legge islamica e con la sua eredità legale di equità e giustizia, in modo ragionevole ed economico». Il punto è: in base a quale criterio decide l’imam nel caso in cui la sharia e la legge texana entrassero in contrasto? «Seguiremmo la sharia», ha ammesso Taher El-badawi, uno dei giudici, in una intervista a Breitbart News che ha fatto molto rumore. Nella chiacchierata con il giornalista El-badawi ribadisce più volte che comunque il ricorso al “tribunale islamico” è sempre su base volontaria, e se una parte in causa non fosse soddisfatta del verdetto può sempre rivolgersi al tribunale del Texas. Tuttavia il giurista sharaitico non accetta di spiegare a quali conseguenze può andare incontro chi decida di non seguire le sentenze dei quattro.

IL SINDACO SI RIBELLA. Un paio di settimane fa anche il sindaco di Irving, Beth Van Duyne, è intervenuta sul caso, sottolineando in un post su Facebook che «il tribunale della sharia NON è stato approvato o istituito dal Comune» e che «la Corte Suprema del Texas non consente l’applicazione del diritto straniero» all’interno dello stato. Van Duyne ricorda di essere obbligata a rispettare le leggi dello Stato e la Costituzione americana in forza del giuramento pronunciato come sindaco, e assicura che lavorerà per contrastare ogni «violazione dei diritti fondamentali». Tutt’altro che intenzionata a minimizzare la vicenda e le sue possibili conseguenze, la prima cittadina di Irving aggiunge infine che «la nostra nazione non può essere così eccessivamente sensibile nel difendere altre culture che noi smettiamo di proteggere la nostra».

IL PRECEDENTE BRITANNICO. Il timore espresso da diversi osservatori è che anche negli Stati Uniti i tribunali della sharia si diffondano come in Gran Bretagna, dove l’arbitrato sulla base della legge coranica è stato accettato da principio solo per alcune materie, che poi però sono andate inevitabilmente aumentando, fino di fatto a rendere possibile l’emanazione di sentenze – per esempio in casi di abusi domestici – molto controverse rispetto alla legislazione del paese.

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