La santa follia vi ha resi liberi

NELL’AUTUNNO DELLA MODERNITA’ IL MEETING E’ SEMPRE RIUSCITO
A TROVARE LE TRACCE CRISTIANE SULLA SCIA DEGLI INSEGNAMENTI
DI GIUSSANI, WOJTYLA, RATZINGER. LA LETTERA AI PARTECIPANTI DI UN CARO AMICO

Cari amici del Meeting, siete entrati nel periodo spagnolo e, non a caso, l’appuntamento di quest’anno si intitola a Cervantes e al suo elogio della libertà. Il cardinale Ratzinger ha osservato che l’autore cambia atteggiamento verso «el caballero de la triste figura», man mano che scrive. Dapprima lo vede come un folle, poi scopre la verità umana che è nascosta dentro a questa follia: in questo modo Cervantes esprime la trascendenza della libertà sulla ragione e la indica come un valore spirituale non mondano e perciò antimondano. La libertà del Chisciotte è la libertà dal mondo; pare di vedere in lui una figura di quei santi russi che si chiamarono “folli per Cristo” e che vissero la follia per dire la verità: come san Basilio innanzi a Ivan il terribile. Chisciotte manifesta che la libertà è ragionevole ma che essa è vera libertà quando trascende i confini della ragione e del mondo. Nel medesimo senso, Erasmo scrisse l’Elogio della follia e Tommaso Moro Utopia.
Siamo al punto di intersezione tra il Medioevo e l’età borghese, tra il tempo della fede e il tempo della ragione, tra il tempo della tradizione e quello della modernità. Il Cinquecento è il secolo della grande crisi, in cui appare la libertà come non identica né alla ragione né alla fede. Di questa crisi tutte le figure del Cinquecento portano traccia, ivi compreso Martin Lutero e Michelangelo. Quella dimensione che non è né la fede né la ragione ha il suo fascino attuale perché mostra ai tempi postmoderni che nella mente umana vi è uno spazio diverso dalla ragione. La fede lo ha provocato, reso storico, inserito nella civiltà, portato ai vertici del divino, ma non creato. Vi è come la ricerca in forme diverse delle tracce dello spirito divino nello spirito umano intraviste fuori del linguaggio della Scrittura. è in questo spazio vuoto delle origini che si può trovare l’impronta cristiana dissimulata al sorgere della modernità. Il moderno che ne è seguito ha inteso la libertà come una struttura del diritto pubblico, come il diritto positivo dello Stato moderno, un’opera politica e giuridica interamente immanente attraverso cui l’uomo ottiene la libertà inserendosi senza residui nello Stato che gliela conferisce. La nostra Costituzione italiana, redatta sotto l’influenza della sinistra anche cattolica, ha per soggetto la Repubblica che concede la libertà, non la libertà come fondamento spirituale della Repubblica.

L’OSPITALITA’ CATTOLICA
Il Meeting di Rimini ha ricevuto da don Giussani il compito di cercare le tracce cristiane del moderno e le ha trovate appunto in questo valore trascendente della libertà che è maturato con la crisi totalitaria nazista e comunista, innanzi a cui cedette in tutta Europa la libertà del diritto positivo nella figura dello Stato liberale. In genere i Meeting di Rimini sono eventi politici e sono rimasti l’unica assemblea in cui le parti si confrontano mediante la comparazione con un linguaggio cattolico che rimane sul fondo e si rivela perciò capace di ospitalità, inteso in qualche modo alla ricerca di quella traccia cristiana che non manca mai nell’anima di ogni politica. Il politico sarà dunque il miele che attirerà l’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa sul festival misurando il gradimento di Fini, Formigoni e Rutelli.
La componente cattolica è riemersa in politica e ciò ha reso il Meeting ancora più politicamente appetitoso: l’organizzazione di un dialogo trasversale tra le parti che avviene mediante la mediazione di un movimento ecclesiale. Questa soluzione fascinosa oggi riceve un particolare significato. Il Meeting del 2005 è il primo dopo la morte di don Giussani, quella di Giovanni Paolo II e l’ascesa al papato del cardinale Ratzinger. Sono personalità che si intrecciano e si innervano nell’incrocio tra cattolico e moderno. In ciascuna di esse ha operato un carisma spirituale, una capacità di discernimento che ha reso le loro figure eccezionali nel mondo ecclesiastico come nel mondo politico. Essi hanno espresso un confronto non tradizionalista e non modernista tra cristiano e moderno e lo hanno fatto di fronte all’autunno del moderno e alla emersione del «tempo senza verità» per usare la definizione che di esso ha dato Benedetto XVI. Forse il compito del movimento di Rimini sarà quello di trovare ciò che ha unito e reso omologhe le consonanti figure tanto storicamente diverse che insieme sono la radice profonde di Comunione e Liberazione.
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