La proposta di legge antifascista è inutile, scrive il Manifesto

Un articolo sul giornale comunista spiega perché il ddl Fiano non serve. «La sinistra liberal tende a perseguire le opinioni che contrastano la sua visione del mondo»

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Una presa di posizione molto netta nei confronti della proposta di legge Fiano arriva oggi da un quotidiano da cui non te lo aspetteresti: il Manifesto. Appare oggi sul giornale comunista in un articolo a firma dello storico Gianpasquale Santomassimo e intitolato “Contro la propaganda fascista non serve un’altra legge”.
La proposta avanzata da Emanuele Fiano (Pd) «amplia ed estende la norma già esistente del codice penale concernente “il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”» promettendo «da sei mesi a due anni per “chiunque propaganda le immagini e i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco”».

CONTROLLO DEL PENSIERO. Certo, scrive Santomassimo rivolgendosi a chi legge il Manifesto, «immagino che molti lettori di questo giornale accoglieranno istintivamente con favore un provvedimento di questo tipo. Ma qui vorrei sommessamente evidenziare le molte perplessità che la legge suscita». Infatti, scrive lo storico, già oggi esistono «due solide leggi (Legge Scelba del 1952 e Legge Mancino del 1993)», a che pro avanzarne una terza che, tra l’altro, «non è sostitutiva ma aggiuntiva» e che «pretende di controllare ogni forma di pensiero e di gestualità, riconducibile al fascismo»?
Due: poiché la pena prevista è aumentata di un terzo «se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici», nota Santomassimo che non solo avremo l’ingolfamento dei tribunali «ma anche un massiccio apparato di controllo della rete, abbastanza irrealistico da realizzare e pericoloso nelle sue implicazioni».

SINISTRA LIBERAL. Gli strumenti per intervenire, dice l’articolista del Manifesto, esistono già. E sono strumenti che «mantengono l’equilibrio» anche con altre norme fondamentali come la libertà di espressione (articolo 21) e di associazione (articolo 18). Da questo punto di vista, Santomassimo si spinge fino a celebrare la tanto vituperata classe politica della Prima Repubblica che seppe muoversi «con estrema prudenza e senso di responsabilità, evitando di perseguire opinioni e comportamenti certamente esecrabili ma che rientravano nella sfera delle garanzie costituzionali».
«Era una saggia preoccupazione – conclude l’autore – che oggi non sembra più condivisa da una sinistra liberal che in Occidente tende a perseguire tutte le opinioni che contrastano con la sua visione del mondo, nella politica, nella biopolitica, nel costume. Senza rendersi conto che il vento può cambiare e si può rimanere a propria volta vittime di provvedimenti persecutori».

Foto Ansa

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