Google+

La possibile pace tra Etiopia ed Eritrea è una grande occasione per l’Italia

giugno 11, 2018 Leone Grotti

Per restare al potere il regime eritreo usa da sempre la scusa della guerra, che causa parte della crisi immigratoria che ci affligge. Intervista a padre Zerai: «L’offerta di pace etiope è un primo passo fondamentale»

«Etiopia ed Eritrea non sono solo legate solo da interessi economici ma anche dal sangue». Così, con un discorso a sorpresa, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha annunciato pochi giorni fa che Addis Abeba è disposta a mettere fine al conflitto con Asmara, applicando tutte le condizioni contenute nel trattato di pace di Algeri del 2000 e accettando i confini tra i due paesi stabiliti da una commissione dell’Onu nel 2002. «Se davvero non porranno altre condizioni, non vedo come l’Eritrea possa non accettare la pace», dichiara a tempi.it il sacerdote eritreo Mussie Zerai.

GUERRA LATENTE. L’Eritrea ha ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia nel 1993 ma nel 1998 è cominciata una guerra di confine che ha fatto migliaia di morti. Nonostante il trattato di pace, i due vicini sono sempre rimasti in uno stato di guerra latente, anche se di fatto non combattuta, e il dittatore eritreo Isaias Afewerki ha utilizzato la scusa del conflitto per governare il paese con pugno di ferro, negando ogni tipo di libertà al popolo, tanto che l’Eritrea è considerata la Corea del Nord africana.

RAGIONI ECONOMICHE. Secondo padre Zerai, i motivi che hanno portato l’Etiopia alla svolta sono diversi: «Innanzitutto ci sono ragioni economiche, Addis Abeba non ha uno sbocco sul mare e per importare o esportare merci deve passare dal Kenya o dal Gibuti, dove però i porti sono occupati dalle navi da guerra che fanno aumentare i prezzi dei commerci a dismisura. Ristabilire relazioni economiche con l’Eritrea sarebbe importante, senza considerare che circa 100 mila rifugiati eritrei vivono in Etiopia e ci sono legami di sangue tra i due popoli».

«OPPORTUNITÀ DI PACE». Afewerki ha sempre utilizzata la guerra come scusa per controllare la popolazione e ancora non ha risposto all’offerta etiope: «Il governo ha sospeso la Costituzione e tutti i diritti che garantiva con la scusa della guerra», continua il sacerdote eritreo. «Asmara aveva davvero paura di essere invasa dall’Etiopia all’inizio ma dopo i primi anni, quando si è capito che l’invasione non ci sarebbe mai stata, non ha più avuto ragione di imporre misure così repressive». Padre Zerai pensa al servizio militare, che nell’ex colonia italiana dura a tempo indeterminato: «Ci sono persone che l’hanno cominciato nel 1994 e ancora non l’hanno terminato. Questa è un’opportunità di pace importantissima che non bisogna lasciare cadere».

DRAMMA IMMIGRATORIO. Il sacerdote non pensa che, «una volta caduto l’alibi della guerra, tutto cambierà improvvisamente in Eritrea. Ci vorranno anni perché il regime cambi, ma sarebbe sicuramente un primo passo. Oggi migliaia di eritrei scappano dalla dittatura e dopo un lungo viaggio pieno di pericoli arrivano in Libia, per cercare di raggiungere l’Italia. Il dramma dell’immigrazione, anche in caso di pace, non si risolverà subito. Prima infatti è necessario che venga attuato un vero processo di democratizzazione del paese: in Eritrea non c’è giustizia, non c’è libertà di stampa, parola, movimento, nessuno può autodeterminare il proprio futuro».

RUOLO DELL’ITALIA. Il nuovo governo italiano avrebbe tutto l’interesse a favorire questo processo di pace. Non solo perché, a lungo termine, potrebbe finalmente risolversi il gravissimo problema immigratorio, ma anche perché «il popolo eritreo ha dato tanto all’Italia nella sua storia. Roma ha un debito morale verso il popolo eritreo, che merita di vivere dignitosamente e prosperare nel proprio paese».

OPPORTUNITÀ E COMMERCI. L’Italia, inoltre, è tra i garanti della risoluzione del 2002 e «si è presa un impegno internazionale per garantire la pace nel paese». In più, se l’Eritrea si stabilizzasse «ci sarebbero grandi opportunità commerciali per l’Italia, dal turismo alla cooperazione in diversi settori, come quello energetico. Negli ultimi 40 anni i governi italiani si sono schierati spesso solo da parte di chi sta al potere, ora invece potreste recuperare un rapporto con il popolo eritreo. Se Roma si impegnasse per il bene della gente, questa accoglierebbe a braccia aperte eventuali investimenti italiani in Eritrea».

Foto Ansa

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

1 Commenti

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Banco alimentare

Tempi Motori – a cura di Red Live

SCS, ovvero come ti rivoluziono il concetto di frizione. Anche MV Agusta debutta nel segmento delle trasmissioni “evolute” e lo fa con un sistema leggero e versatile. Sarà questo il futuro del cambio?

L'articolo Prova Mv Agusta Turismo Veloce Lusso SCS <br> addio frizione proviene da RED Live.

Il Biscione di Arese trova da sempre il suo habitat naturale tra i boschi del Nürburgring. È dal 1932 che le Alfa Romeo hanno un feeling particolare con i 20,832 chilometri di saliscendi dell’Inferno Verde tedesco, da quando cioè le Gran Premio Tipo B di Caracciola, Nuvolari e Borzacchini monopolizzarono un podio divenuto nel tempo […]

L'articolo Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio NRING proviene da RED Live.

I circa 21 km della Nordschleife percorsi dalla super SUV ceca in poco più di 9 minuti. Con una veterana dell'Inferno Verde al volante: Sabine Schmitz

L'articolo Skoda Kodiaq RS, la SUV a 7 posti più veloce del Nürburgring proviene da RED Live.

ECCO I MIGLIORI CASCHI DA BAMBINO La legge parla chiaro: fino al raggiungimento dei 5 anni di età, i bambini non possono essere trasportati su un mezzo a due ruote. C’è di più: oltre all’età, la piccola creatura deve avere le caratteristiche fisiche necessarie (deve arrivare con i piedi alle pedane) e soprattutto indossare attrezzatura […]

L'articolo I migliori caschi da bambino proviene da RED Live.

C’è un dato curioso che riguarda la popolazione italiana a due e quattro zampe. Sembra che negli ultimi cinque anni, il numero di bipedi che si accompagna a un quadrupede sia cresciuta del 15%… Se da un punto di vista socio-psicologico, questo dato fotografa una voglia di affetto (spesso anche la scelta di darne e […]

L'articolo Prova Nissan X-Trail Trainer: “Hulk approved” proviene da RED Live.