La paurosa forza del perdono. Nell’epoca dell’orrore il gesto di Anna ha ferito la pietra

Dio sa in questo tempo quanto c’è bisogno di atti simili. Qualcosa che non è giustizia, perché la giustizia vuole occhio per occhio

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Tornano in mente le parole di Vasilij Grossman, ebreo ucraino, scritte mentre i nazisti assassinavano sua madre e la sua gente. Nell’epoca dell’orrore si cammina tra i cadaveri senza girare lo sguardo. La sola cosa che ferisce la pietra è un atto di bontà, qualcosa di gratuito: un pezzo di pane dato a un assassino morente, una carezza che perdona. Boris è stupito e incantato da un atto impensabile. Vorrebbe essere così. Perdonare.

Il suo popolo russo è stato falciato a milioni dal terrore comunista. Non sa come si comporterebbe dinanzi a un vecchio cui il tempo non può aver cancellate le macchie di sangue innocente dalle mani e dagli occhi. Forse Boris si girerebbe dall’altra parte, avrebbe la tentazione di mettergli le mani intorno al collo, ma resisterebbe e lo guarderebbe con la bocca corrugata a dire disprezzo e vomito. Ed ecco un fatto, un semplice fatto immortale.
È possibile insieme ricordare e perdonare? Non occultare la verità amarissima e insieme abbracciare l’assassino di tuo padre? Sì che lo è. Perdonare è il giudizio più penetrante che esista sul male. Perché lo riconosce per tale, ma insieme mostra che questo male, persino assoluto, è impotente, si sfarina, dinanzi a una forza che ha la superficie minuscola di un fiore di prato ed esplode oltre l’universo conosciuto.

Teppa la fece corta, «gli ordini sono ordini»
È accaduto nei giorni scorsi in Veneto. Chi ha studiato qualcosa degli eccidi seguiti alla fine della Seconda guerra mondiale ricorda di certo Schio. Era il 7 luglio, non il 26-27-28 aprile, il sangue dunque era freddo, placato. L’odio era ideologico e semplicemente compiaciuto di sé. Un commando di ex partigiani prese possesso del carcere di Schio. Il capo era un certo Teppa. Tra i detenuti in attesa di giudizio (erano fascisti colpevoli di qualcosa o no?) c’era il commissario prefettizio di Schio, Giulio Vescovi, 35 anni, pluridecorato al valor militare, riconosciuto da tutti come uomo perbene in un periodo di lupi.

Cercò di mediare, di salvare qualcuno. Teppa la fece corta: «Gli ordini sono ordini e vanno eseguiti». Vennero uccise a colpi di mitraglia 54 persone, tra cui 14 donne , e ne vennero ferite numerose altre (la più giovane di 16 anni). «Alcuni detenuti, coperti dai corpi dei caduti, si salvarono. Quando giunsero, i soccorritori trovarono il sangue che colava sulla scala e sul cortile, arrivando fino sulla strada» (Wikipedia). Ora Teppa (Valentino Bortoloso) ha 94 anni, e non è chiaro se abbia compreso davvero di aver sbagliato. Anna Vescovi era una bambina piccolissima, ed è cresciuta orfana. Lei accetta persino questa incapacità palese di Teppa di comunicare la sua colpa e di battersi il petto, ma perdona. Si mette sullo stesso piano pur di perdonare, e accetta di essere perdonata.

Sono piovute molte critiche in testa alla signora. Per me parla il suo sorriso consapevole e fanciullo. L’accusano di diventare complice di una pacificazione fasulla, dove la volpe nemmeno si è pulita i denti dalle piume delle galline. Si contesta che nel testo firmato dall’assassino e dalla vittima essi non distinguano carnefice e vittima: «… con grande atto di coraggio da entrambe le parti, ci siamo incontrati in un commosso abbraccio di grazie e di perdono». Qui sta la paurosa forza della bontà. Il perdono non è condizionato da niente. Anna ha scritto una lettera: «Caro signor Valentino». E lui si è mosso.

Dio sa in questo tempo quanto c’è bisogno di gesti simili. Solo il perdono, qualcosa che non è giustizia, perché la giustizia vuole occhio per occhio, e poi dente per dente, e poi tutto il resto senza fine salvo la morte dei popoli. Solo il perdono consente la pace. La rinuncia a qualcosa che ci spetterebbe, ma diciamo: accetto, va bene così, ti abbraccio. L’uomo dove può pescare questa capacità? Solo da qualcosa che non è suo, ma gli viene dal Padre, come Gesù in croce. Il perdono è qualcosa di personale che infine diventa categoria politica.

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •