La morte del piccolo Luca è una tragedia, ma sbaglia chi la usa per condannare l’omeopatia

Lettera di Paolo Bellavite, medico ricercatore dell’Università di Verona, in risposta all’articolo di Angela Cossu sul caso del “bambino curato solo con l’omeopatia e morto di polmonite” in Puglia

omeopatiaCaro direttore, ho letto l’articolo di Angela Cossu “La tragedia del bambino curato solo con l’omeopatia e morto di polmonite”. Da medico ricercatore, ho dedicato molto del mio lavoro alla ricerca seria e rigorosa nel campo dell’omeopatia. Dell’articolo citato condivido naturalmente la pena per il caso del bambino che nessuno è stato in grado di curare adeguatamente. Mi spiace però che si prenda l’occasione di un caso (oltretutto di oltre tre anni fa) per attaccare indiscriminatamente l’omeopatia.

È necessario innanzitutto sottolineare che il caso giudiziario si è risolto con l’assoluzione dei medici del pronto soccorso, ma anche i genitori sono usciti scagionati. Il padre medico non è stato in alcun modo ritenuto responsabile della morte del piccolo figlio e paziente, neppure di eventuali omissioni. E neppure le terapie omeopatiche sono state dimostrate responsabili. Pertanto, l’affermazione secondo cui il piccolo Luca sarebbe «morto come si moriva nel medioevo, quando la medicina… si affidava a intrugli di erbe o alle imposizioni delle mani di qualche stregone di campagna» non è pertinente al caso. A meno che la giornalista ne sappia più dei giudici. La realtà non è quella descritta nell’articolo, la realtà è che (purtroppo) nessuno è riuscito a fare una diagnosi corretta dei seri problemi di salute del bambino, né si è trovato un rimedio. Non è neanche detto che con una cura antibiotica o altri farmaci “ufficiali” il bambino sarebbe guarito.

Non concordo con l’accusa generica verso la medicina omeopatica: «Padre medico, omeopata. Due parole che fa venire i brividi vederle insieme. Perché se della medicina ci fidiamo, dell’omeopatia siamo ormai praticamente certi che non funzioni». Tali affermazioni, oltre ad essere offensive per le migliaia di medici abilitati alla professione e che praticano l’omeopatia a fianco della medicina tradizionale, dimostrano scarsa conoscenza del fatto che sia la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, sia la Conferenza Stato-Regioni hanno incluso l’omeopatia tra le forme di terapia attuabili dai medici abilitati. Per non parlare della Regione Toscana, la quale ha incluso l’omeopatia, l’agopuntura e la fitoterapia tra le prestazioni del Servizio sanitario nazionale, ed esse sono praticate anche in ospedale (precisamente a Pitigliano).

Termino con la mia esperienza personale. Invito chi avesse un po’ di tempo e di competenza per farlo, a leggere i lavori pubblicati da me e dal mio gruppo negli ultimi 25 anni su questo argomento. Essi sono in gran parte disponibili sulle principali banche-dati medico-scientifiche inclusa Medline-Pubmed e nel mio sito web. Abbiamo ripetutamente dimostrato l’efficacia di medicinali omeopatici sia sulle cellule in coltura, sia su animali di laboratorio. Abbiamo anche partecipato a studi osservazionali, particolarmente nel campo delle cefalee, delle malattie delle prime vie aeree, delle artropatie croniche e anche nel difficile campo della neuropatia diabetica. Le ricerche cliniche, condotte in collaborazione tra il mio gruppo operante presso l’Università di Verona e medici della Scuola di medicina omeopatica di Verona, hanno mostrato un favorevole effetto delle cure omeopatiche quanto meno sulla qualità di vita dei pazienti.

Le nostre ricerche non sono le uniche, ma si affiancano a molte presenti in letteratura. Certo, i mass-media fanno filtrare quello che vogliono, come accadde nel 2005 quando una rassegna pubblicata da Lancet ipotizzò (non “dimostrò”, si badi bene) che l’omeopatia fosse compatibile con un effetto placebo. La maggior parte delle persone furono convinte dai titoli dei giornali (del tipo “la fine dell’omeopatia”!) e il vasto pubblico ancora non sa che quella discutibile ipotesi si basò sull’analisi di soli 8 (otto!) lavori su un totale di 110 presenti all’epoca, la maggior parte dei quali dava risultati favorevoli. Di tale famoso lavoro di rassegna esistono prove mostranti i notevoli vizi metodologici.

Spero di aver contribuito a ristabilire quanto meno un dibattito equilibrato su questa terapia che certo non fa miracoli (come niente in medicina) ma in taluni casi, sotto controllo medico e in un approccio integrato e prudente, può giovare alla salute di adulti e bambini.

Ringrazio della cortese attenzione
Paolo Bellavite