La giurisprudenza creativa sulla “cannabis fatta in casa”

La sentenza della Cassazione è in contrasto con i dati di realtà enunciati dal Dipartimento della presidenza del Consiglio

A inizio dicembre il Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio ha diffuso la sua annuale Relazione al Parlamento sullo stato delle varie dipendenze in Italia utilizzando i dati relativi al 2018. Da essa emerge che: 1. un terzo degli studenti italiani – il 33,6%, pari a 870.000 ragazzi circa – ha fatto uso di almeno una sostanza drogante durante la propria vita; 2. un quarto – il 25,6%, pari a 660.000 studenti – ne ha fatto uso nel solo 2018; 3. gli stupefacenti più diffusi sono i derivanti della cannabis, che sono il 96% delle sostanze sequestrate; 4. la quantità di piante di cannabis sequestrata è cresciuta in un anno del 93,9%; 5. aumentano i ricoveri ospedalieri droga-correlati (+ 14%), le infrazioni alla guida per uso di droga al volante (+ 12%), i decessi derivanti dall’assunzione di stupefacenti (+ 12.8%).

La Relazione, pur diretta al Parlamento, non è stata discussa nell’Aula della Camera o del Senato né in alcuna Commissione. Pur se il Dipartimento che l’ha redatta rientra nella competenza politica del Presidente del Consiglio, né il Premier né il Governo hanno detto una parola su di essa. Ci sono state le risposte istituzionali, ma sono andate nella direzione, dall’emendamento che ha tentato di inserire nella manovra la vendita di hashish e marijuana nei cannabis shop, alla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione del 19 u.s., di cui ieri è stato reso noto il principio di diritto, che ritiene lecita la coltivazione casalinga di cannabis “in modica quantità”: così di fatto favorendo la vendita dei semi di canapa che le medesime Sezioni Unite avevano escluso con la sentenza sui cannabis shop del 30 maggio. 

Preoccupa una tale dissociazione dalla realtà. Essa suona ipocrita, negli stessi giorni in cui si piangono con troppa frequenza vittime innocenti dell’aumento della diffusione della droga, voluto da leggi antiquate e stolte, da una giurisprudenza creativa, e dall’indifferenza dei più.

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