«Giordania, oasi nel Medio Oriente per i cristiani». Ma i Fratelli Musulmani sono sul piede di guerra

Si sono chiuse le elezioni per il Parlamento in Giordania. I Fratelli Musulmani protestano contro una legge elettorale che li ha sfavoriti e promettono di scendere in piazza contro il re.

I Fratelli Musulmani sono sul piede di guerra in Giordania, dopo che le elezioni di due giorni fa hanno consegnato per lo più a candidati indipendenti legati a diverse tribù la maggioranza del Parlamento. La Giordania è uno dei pochi paesi in Medio Oriente a non essere stato sconvolto da guerre negli ultimi 50 anni e a non avere subito pesanti manifestazioni di piazza per la cosiddetta Primavera araba.

AFFLUENZA DEL 56 PER CENTO. Il Fronte di azione islamica, il braccio politico dei Fratelli Musulmani, ha disertato le elezioni lamentando che la legge elettorale è stata costruita per sfavorirli e per questo ha promesso manifestazioni di piazza. Due milioni e mezzo di persone si sono registrate per il voto e l’affluenza alle urne è stata del 56 per cento. Le elezioni fanno parte di una spinta riformatrice del re Abdullah, che per la prima volta consulterà il Parlamento al momento di scegliere il governo del paese. Con le riforme costituzionali approvate, il re si è anche diminuito i poteri in favore del nuovo Parlamento.

OASI DEL MEDIO ORIENTE. Come dichiarato a tempi.it dal sacerdote che vive nella capitale Amman ed esperto di Medio Oriente Hanna Kildani, «la Giordania per ora è stabile. Ci sono proteste contro la Costituzione, ma pacifiche, e la maggioranza della gente vuole queste elezioni». La Giordania, come affermato dal patriarca latino di Gerusalemme  Fouad Twal, «è finora l’unico Paese dove c’è stabilità e dove i cristiani e i non cristiani possono rifugiarsi». Anche se la Giordania è «un paese musulmano», conferma p. Hanna, «i 200 mila cristiani vivono in pace e hanno libertà di culto, le chiese sono aperte, abbiamo scuole e ospedali. È l’oasi del Medio Oriente».

LAVORARE INSIEME. La situazione, dunque, è ancora stabile anche se il timore che le cose possano degenerare c’è: «I cristiani in Medio Oriente patiscono una guerra dietro l’altra – continua p. Hanna -, una persecuzione dietro l’altra. Fino ad oggi, i cristiani della Giordania hanno vissuto in pace ma nel nostro cuore alberga la paura che il nostro turno arrivi adesso, nei prossimi anni. Ecco perché è importante che i giordani, il governo e il re lavorino insieme, mano nella mano, per mantenere stabile la situazione. Non sarà facile però sorpassare questa crisi economica, causata dalle guerre che ci circondano».