La filosofia di Star Wars. Parte seconda: i profani, i jedi e i sith

Seconda puntata del nostro viaggio all’interno del mondo lucasiano. Questa volta svisceriamo la distinzione tra un Cavaliere e un Signore Oscuro

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La prima puntata la trovate qui  «Le strane religioni e le loro antiche armi contano poco contro un folgoratore al fianco […]. Nessun campo di energia mistica controlla il mio destino. Sono soltanto dei semplici trucchi e delle idiozie […]. Io ho girato questa galassia in lungo e in largo, ho visto un sacco di cose curiose, però non ho visto niente che mi abbia convinto che esiste un’unica onnipossente Forza che controlla tutto quanto […]»: così il comandante Ian Solo deride il vecchio e saggio Maestro jedi Obi Wan Kenobi mentre addestra il giovane Luke Skywalker nell’apprendere le vie della Forza.

Ian Solo incarna il ruolo del profano, cioè di colui che, nell’epoca di estinzione dei Cavalieri jedi e di dominio assoluto dell’Imperatore (l’ex Cancelliere Palpatine, auto-proclamatosi Imperatore e rivelatosi poi il Signore Oscuro dei sith, cioè Darth – l’appellativo dei rivali jedi che secondo alcuni sarebbe la sintesi di “dark lord of the sith” – Sidious), non crede alle vie della Forza e nemmeno al Lato Oscuro.

Ian Solo interpreta, dunque, l’uomo galattico medio che, dopo il tramonto della Repubblica e l’avvento della struttura tirannica imperiale, cerca soltanto di sopravvivere senza interrogarsi sul senso ultimo delle cose, del mondo, e della realtà stessa della galassia che pur attraversa in lungo e in largo con la sua astronave.

Al di là della profanità diffusa, tuttavia, integro e intatto è lo scontro tra le due realtà ancora comunque esistenti, cioè i jedi e i sith.

Chi sono i jedi? Come si diventa jedi? Quali i loro scopi? E chi sono i sith? Come si diventa sith? Quali sono gli scopi dei sith?

I Cavalieri jedi usano la Forza per il bene, per garantire la libertà, mai per scopi personali o per accrescere il proprio potere, ma sempre per il bene altrui.

Un jedi rifugge dalla gloria, dai vantaggi personali, dall’ostentazione di sé e delle proprie capacità, dal successo; pratica la Forza secondo umiltà, mettendosi al servizio degli altri, per servire una causa che lo trascende e di cui egli è solo il custode, non il padrone.

Così, infatti, ribadisce il saggio Maestro jedi Yoda: «Un jedi deve avere profondissimo impegno, serissima mente, questo qui per lungo tempo ho osservato […], avventura, emozioni, un jedi queste cose non ambisce».

Non a caso i Cavalieri jedi sono i custodi della Repubblica e della pace, poiché essi garantiscono la libertà politica dei sistemi planetari e di tutte le creature della galassia.

I Cavalieri jedi, infatti, non agiscono mai da soli, poiché la loro attività non è individualistica e destinata al benessere proprio e personale, ma operano in gruppo, sotto una precisa e determinata gerarchia, apprendendo le vie della Forza fin da giovani, imparando a controllare le passioni e l’avventatezza.

Prima di diventare jedi si è un apprendista, cioè un padawan, affidato alla cura quasi paterna di un Maestro jedi secondo il volere e il consenso del Consiglio dei jedi.

Imparando a conoscere se stessi e la Forza, sotto la guida costante di anni e anni, un padawan può, dopo aver superato alcune prove, diventare a sua volta un Maestro jedi, ma dovendo sempre sottostare alla saggezza comunitaria del Consiglio dei jedi e senza mai lasciarsi sedurre dalla superbia o dall’arroganza, senza cioè lasciarsi incantare dal fascino del Lato Oscuro.

Il Lato Oscuro, invece, è la fonte di alimentazione degli avversari dei jedi, cioè i sith.

I sith agiscono per guadagnare vantaggi personali e soprattutto potere, potere illimitato, cercando di soggiogare e dominare ogni essere vivente della galassia.

Il sith, diversamente da un jedi, non deve essere umile e controllato, ma deve indulgere in tutte le sue passioni, soprattutto nell’ira, e in tutte le sue bramosie, soprattutto nella sete di gloria e potere.

Il sith si deve lasciare tentare dalle offerte del Lato Oscuro, poiché, come ricorda il Maestro jedi Yoda, mettendo in guardia i suoi padawan, il Lato Oscuro «è più rapido, più facile, più seducente».

Lo stesso giovane Anakin Skywalker che studia come padawan al seguito di rinomati e saggi Maestri jedi come Qui-Gon Jinn e Obi Wan Kenobi, riconosce, prima di cedere nella propria determinazione passando al Lato Oscuro per diventare il temuto sith Darth Fener, braccio destro dello spietato Imperatore, che «i sith traggono il loro potere dalle passioni, sono egocentrici, pensano solo a se stessi; i jedi sono altruisti, si interessano solo agli altri».

Il Signore oscuro dei sith sotto le mentite spoglie del Cancelliere Palpatine, del resto, esplica molto chiaramente la visione che della Forza i sith hanno, come quando discute con il giovane Anakin Skywalker tentando di insinuare in lui il dubbio circa la bontà e la correttezza dei jedi e del loro agire: «Torna con la mente ai tuoi primi insegnamenti. Chiunque conquisti il potere ha paura di perderlo; persino i jedi. Il concetto del bene è un punto di vista. I sith e i jedi sono simili sotto quasi tutti gli aspetti, inclusa la ricerca di un sempre maggior potere».

I sith, infatti, non operano come i jedi, secondo una struttura gerarchica, ma sono sempre in due, un Signore Oscuro ed un apprendista; l’apprendista deve cercare di superare il proprio Signore Oscuro, fino al punto anche di ucciderlo e prenderne il posto, per soddisfare la propria rabbia, la propria arroganza, la propria sete di vendetta.

Così, del resto, aveva fatto Palpatine (cioè Darth Sidious) con il proprio Signore Oscuro, Darth Plagueis, come egli stesso rivela sempre ad Anakin Skywalker: «Darth Plagueis il Saggio […] diventò talmente potente che l’unica cosa di cui aveva paura era perdere il suo potere, cosa che alla fine gli accadde: disgraziatamente insegnò al suo apprendista tutto ciò che sapeva e il suo apprendista lo uccise mentre dormiva. Che ironia! Salvava altri dalla morte, ma non salvò se stesso»; come similmente ha fatto anche Darth Fener (cioè l’ex padawan Anakin Skywalker) uccidendo il proprio Maestro Obi Wan Kenobi.

Se un jedi impara a controllare le passioni, per usare la Forza per il bene, un sith, invece, impara a scatenare tutte le sue passioni, soprattutto l’odio, per usare il Lato Oscuro e allo stesso tempo lasciarsi usare dal Lato oscuro.

Anakin Skywalker, infatti, avendo ceduto al Lato Oscuro ed essendo divenuto il temuto Darth Fener così incita il proprio figlio Luke per trascinarlo dalla parte del Lato Oscuro: «Ora dai sfogo alla tua rabbia, solo il tuo odio può distruggermi».

Un sith opera per la guerra e per la discordia, per alimentare l’odio che discende e riconduce all’un tempo al Lato Oscuro, cioè agisce per diffusione del male; un Cavaliere jedi, invece, opera per la pace e la libertà, per alimentare la Forza e garantire la libertà di tutti gli esseri della galassia, cioè, in sostanza, per il bene.

Il sith ha una visione che si potrebbe definire coincidente con quella di Thomas Hobbes, per cui homo homini lupus; un Cavaliere jedi, invece, crede che l’uomo sia fatto per vivere in armonia con i suoi simili e con tutte le creature della galassia, coincidendo la sua visione con quella aristotelico-tomista del bene comune.

In questa diversa prospettiva risiede la più intima distinzione tra un Cavaliere jedi e un Signore Oscuro dei sith, differenza tanto profonda da ripercuotersi in ogni dimensione dell’esistenza: nell’etica, nella politica e nella vita di tutta la galassia.
Ma questo è un nuovo e ulteriore capitolo.

(2. continua)

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