Il “santo del web” Carlo Acutis conquista anche cinema e tv

Di Maria Cristina Pavarini
30 Settembre 2026
Così una fiction Mediaset e un docu-film in uscita nelle sale a ottobre celebrano la fede limpida e decisa del giovane canonizzato da papa Leone un anno fa
San Carlo Acutis (1991-2006)
San Carlo Acutis (1991-2006)

A 20 anni dalla sua salita al Cielo e nel primo anniversario della sua canonizzazione, anche cinema e tv vogliono celebrare Carlo Acutis, il ragazzo milanese scomparso a soli 15 anni per una leucemia acuta. A distanza di pochi giorni, il 27 settembre, Canale 5 ha trasmesso Il mio nome è Carlo, fiction per la tv su san Carlo Acutis diretta da Giacomo Campiotti, coautore con Carlo Mazzotta, poi disponibile su Mediaset Infinity. Dal 15 al 21 ottobre, dapprima in circa 300 cinema italiani e nei mesi successivi in tutto il mondo in 3.000 sale, è in programma il primo docu-film ufficiale, Carlo Acutis. Il giovane santo, diretto da Luca Salmaso e prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios, Our Films (Mediawan Company), con il patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con Fondazione Cariplo, per citare alcuni partner.

Dalla visione di entrambe le opere emerge la fede limpida e decisa abbracciata da Carlo dalla più tenera età. Si coglie, inoltre, il desiderio di valorizzarlo come modello ed esempio positivo per tutti, in particolare per le generazioni più giovani, sempre più esposte a comportamenti spesso inspiegabilmente violenti e discriminanti, oltre al dilagare di suicidi, disperazione, solitudine e un approccio superficiale verso la rete e i social media.

Acutis è considerato il primo santo “millennial”, profondamente immerso nel suo tempo, amico di tutti, attento ai più poveri e agli emarginati, vivace, simpatico, travolgente nel comunicare la sua fede al punto di aver richiamato immediata attenzione a livello planetario. Tanta considerazione non è risvegliata solo per la sua prematura scomparsa, ma anche per la sua spontanea e piena capacità di vivere e giudicare il suo tempo in maniera precocissima, per la sua padronanza dei mezzi tecnologici e di internet, per l’abilità nell’aver creato siti web per la divulgazione di temi importanti quali i miracoli eucaristici, disponibili in moltissime lingue in tutto il mondo.

Samuele Carrino nei panni di Carlo Acutis nella fiction Mediaset “Il mio nome è Carlo”
Samuele Carrino nei panni di Carlo Acutis nella fiction Mediaset Il mio nome è Carlo

Il mio nome è Carlo

Il film per la televisione realizzato da Mediaset fa leva sull’emozione, gioca con flashback e rimandi continui fra tre fasi della vita del giovane santo – all’età di cinque anni, poi di dieci e quella finale dei 15 anni. La narrazione procede con molti salti temporali, forse un po’ troppi.

Ambientato in una Milano bellissima che spazia dalla zona chic vicina a piazza Conciliazione dove, tra magnolie rosa e bianche, ha vissuto il ragazzo, alle scuole, fino al centro storico dove campeggiano il Duomo, il Castello Sforzesco e le Colonne di San Lorenzo, arrivando ad Assisi, città cara al giovane, dove oggi riposano le sue spoglie.

La recitazione è impeccabile e richiama immediata empatia verso i personaggi, benché gli attori scelti, e in particolare i tre “Carlo” non risultino esattamente somiglianti – soprattutto perché i tratti del santo reale sono ben impressi nella memoria collettiva.

Un plauso va a Samuele Carrino, il Carlo 15enne, già interprete de Il ragazzo dai pantaloni rosa, pellicola che narra una tragica storia vera di bullismo. Il suo ritratto di Acutis è particolarmente intenso, soprattutto nel rendere la consapevolezza della sua spiritualità spesso incompresa da molti coetanei, oltre al momento dell’intensa sofferenza in punto di morte.

Degna di nota è anche l’interpretazione di Lucia Mascino nei panni della madre di Carlo Acutis. Pur non essendosi incontrata prima con Antonia Salzano Acutis, Mascino ha saputo renderne tratti e modi, oltre ad assomigliarle ed essere profondamente immersa nel suo ruolo di vicinanza con il ragazzo.

Nel racconto i fatti della vita di Carlo Acutis sono rielaborati per esigenze narrative. Infatti, lo storytelling e la trasposizione della realtà non sempre rispecchiano contesti e vicende conosciuti. Frasi note del giovane sono talvolta calate in momenti diversi rispetto a quanto accaduto nella realtà. Inoltre, una parentesi sentimentale racconta di una ragazza che si dichiara a lui. È una vicenda di cui non s’è sentito parlare da testimonianze a me note note. Gli autori possono averlo scelto per spiegare che il suo amore verso tutti è sprone per la ricerca di una bellezza che trascende l’esteriorità e l’effimero, ma conduce alla bellezza dell’anima.

Locandina del docu-film “Carlo Acutis. Il giovane santo”
La locandina del docu-film Carlo Acutis. Il giovane santo, nei cinema dal 15 al 21 ottobre

Carlo Acutis. Il giovane santo

Il racconto restituito dal docu-film Carlo Acutis. Il giovane santo ha una consistenza più fattuale e oggettiva, oltre a essere basato su un’ampia raccolta di ricordi e testimonianze inedite come foto, filmati, racconti e commenti da almeno 17 persone. Molte di loro hanno vissuto con lui e ricordano chiaramente l’accento diverso delle sue parole, dei suoi gesti e delle sue abitudini, ma anche la sua vivacità, i passatempi, i giochi, gli scherzi e quel pizzico di follia che permette di evitare un’agiografica melensa o sentimentale. Anche il suo stile nel vestire rivela la sua piena aderenza al suo tempo, perché sceglieva jeans, polo, sneaker e spesso indossava occhiali da sole a goccia.

Al contrario, praticamente ogni testimonianza rivela come Carlo Acutis abbia saputo toccare il cuore di ciascuno e provocarne la reale conversione, a partire dalle relazioni più strette. Degno di nota in particolare, il racconto del padre Andrea, che qui ha accettato di parlare del figlio benché raramente abbia rilasciato interviste.

La madre Antonia ammette di aver vissuto la propria fede in modo tiepido in gioventù, ma che grazie a Carlo ha iniziato un cammino di conversione e oggi si sente investita del compito di essere testimone della vita di questo ragazzo normale, ma eccezionale. Racconta, ad esempio, come per molto tempo lei abbia ignorato la differenza tra Vecchio e Nuovo Testamento, ma di averla appresa quando il figlio chiese in regalo una Bibbia, perché più interessato agli episodi di quel testo che alle favole per bambini.

Altre testimonianze raccontano come la nonna, il domestico originario delle isole Mauritius (poi convertitosi al cattolicesimo grazie a Carlo), il suo parroco, alcuni amici siano stati colpiti dal suo amore per Cristo e abbiano deciso di imitarlo e approfondire e vivere più concretamente il loro rapporto con Dio.

Inoltre, emergono molte altre passioni del giovane santo, come l’amore per la natura, gli animali, il gioco del pallone, ma anche i numerosi viaggi in santuari come Fatima, Lanciano, Cascia, La Verna, oltre alle agognate vacanze ad Assisi.

«Non io, ma Dio»

All’alta concentrazione di materiale documentale proposto dal lungometraggio di 85 minuti, si contrappongono incomprensibilmente alcuni passaggi in cui una voce fuori campo fa parlare Carlo, e altre scene in cui compare un attore-bambino di cui non si vede il volto.

Perché realizzare un documentario basato su fatti, immagini e testimonianze reali e poi ricorrere a (benché marginali) espedienti di fiction? Non sono abbastanza coinvolgenti e intensi i ricordi dell’insegnante di Carlo, il commento della sociologa a proposito del suo apprezzamento critico di internet, i mass media e la tecnologia?

Particolarmente commovente è la testimonianza di Liliana, madre di Valeria Vargas Valverde, vittima di un gravissimo incidente stradale. La giovane si è ripresa dopo che sua madre aveva pregato sulla tomba di Carlo. È stato proprio questo miracolo a spianargli la strada verso gli altari. Colpiscono anche le sequenze video della canonizzazione filmate da Vatican Media e alle parole pronunciate in quell’occasione da papa Leone XIV.

Probabilmente sono espedienti per arrivare a persone che non conoscono molto del giovane santo. Sono i fatti concreti che lo hanno reso diverso da molti e guidato in aiuto ai meno abbienti, in soccorso a chi era maltrattato o nella semplice quotidianità della vita in famiglia. È così che Carlo Acutis ha voluto trascorrere ogni attimo di vita, senza sprecarlo, non cercando l’affermazione personale, ma realizzando il suo scopo di vita, cioè – come lui amava dire – «non io, ma Dio».

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