“Flesh+Blood” di Paul Verhoeven e “Vivere e morire a Los Angeles” di William Friedkin restituiscono le sfumature più cupe di un decennio “light”
Un’immagine dal film Flesh+Blood di Paul Verhoeven (1985)
Nessuno si salva da solo. Nemmeno nei luminosi, ottimistici anni Ottanta. Ho rivisto recentemente il folle Flesh+Blood, l’ultimo film che Paul Verhoeven girò prima di imbarcarsi per Hollywood, prima di tramortire tutti con Robocop e poi con Basic Instinct. Da noi arrivò con un titolo più debole, L’amore e il sangue, e all’epoca fu accolto con freddezza: troppo barocco, troppo sanguinolento, troppo fuori registro rispetto a tutto ciò che il decennio voleva raccontarsi. Eppure è un grande film che merita in qualche modo di essere ripreso e raccontato.
Siamo nel 1985: l’anno di Rocky IV, di Ritorno al futuro, del bel Ladyhawke. Film ottimistici, con al centro un’idea di bene e di male ben definiti e un’idea di America grande nel presente e ancora più grande nel mito del proprio passato. Eroi senza macchia e senza paura, cattivi irricevibili. In mezzo a quella luce sbarca questa strana creatura di un regista olandese con una manciata di film alle spalle, e il suo Cinquecento è tutto ciò ch...
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