La femminista Tavella contro l’utero in affitto e il commercio dei figli: «Capitalismo spietato»

La scrittrice in un’intervista ad Avvenire sugli abusi della “maternità surrogata” nel mondo: «La vitalità del femminismo consiste nel rimanere fedeli alla verità del corpo femminile. I bambini non si possono comprare»

«La maternità è una delle forze più grandi e più forti del mondo e la vitalità del femminismo consiste nel rimanere fedeli alla verità del corpo femminile». «Quando viene meno il principio del femminile come sacro, resta solo la brutalità dei rapporti di forza». Sono le parole Paola Tavella, giornalista e scrittrice, tra le maggiori esponenti del movimento femminista italiano, intervistata oggi da Avvenire in margine a una inchiesta a puntate sulle atrocità e gli abusi del “mercato globale” della maternità. «L’utero in affitto è una pratica disumana», dice Tavella, e «i bambini non si possono comprare».

CAPITALISMO SPIETATO. Nell’intervista ad Avvenire Tavella racconta di essere stata ospite in una trasmissione tv «in cui una coppia stava presentando il figlio ottenuto da una madre surrogata che continuavano a definire “la portatrice” e io, ogni volta, intervenivo e ribattevo: “Volete dire: la madre”. Non possiamo farci spogliare di questo termine, perché altrimenti la madre è niente più di una cosa che viene inseminata e deve solo portare a termine una gravidanza». È tempo di smetterla di pubblicizzare certe pratiche come “progressi” della scienza e della tecnica compiuti nel nome dei “diritti delle donne”. La verità, al contrario, è che «la maternità surrogata è l’espressione di un capitalismo spietato, di un’ingiustizia clamorosa».

IL DESIDERIO NON È UN DIRITTO. Secondo la femminista «maternità e genitorialità non sono un diritto». Perché, si chiede Tavella, «c’è questo istinto proprietario sui bambini? Accade che non si possano avere figli, ma vi sono altre vie per diventare genitori, l’adozione, all’affidamento di figli da altre famiglie». E ancora: «Perché non restare fedeli a quei modi di essere padri e madri che preservino l’umanità dell’essere genitori? E poi c’è anche un altro aspetto da considerare: perché cominciare con una menzogna? Cosa diranno questi genitori ai bambini cresciuti? Che li hanno comprati o che c’è stata una signora tanto generosa da offrire il suo utero per denaro?». Dalle domande Tavella passa alle affermazioni politicamente scorrette: «Mi colpisce che si prescinda da quello che si sa benissimo, cioè che esiste una vita prenatale, una rete di legami tra madre e figlio che porta in grembo. Ebbene, come si può pensare di strappare un neonato a sua madre e pensare che questo non abbia conseguenze? Quando accade per disgrazia, e nella vita purtroppo accade, tutti noi ne piangiamo, ma quando è programmato e avviene dietro scambio di denaro invece tutti tacciono».

LA VERITÀ DEL CORPO. Come mai allora la maggioranza delle femministe la pensa all’opposto? «Penso – continua Tavella – che molte femministe abbiano una remora legata da un lato ai diritti degli omosessuali e dall’altra all’idea che esiste una libertà illimitata del corpo femminile. Invece dovrebbero considerare la maternità surrogata come niente più che l’arroganza del privilegio e la vittoria del patriarcato. Chi ha a cuore il femminismo dovrebbe almeno vedere e riconoscere lo spaventoso mercato che si fa delle donne e dei bambini». La giornalista conclude raccontando di quando «poco tempo fa ho scritto un articolo in cui difendevo la scelta di Crystal Kelley, la donna americana che non ha voluto abortire la bimba malformata che portava in grembo, contro il volere della coppia che aveva commissionato la gravidanza. Ebbene, sono stata sommersa di critiche. Soprattutto le più giovani non hanno capito che la maternità è una delle forze più grandi e più forti del mondo e che la vitalità del femminismo consiste nel rimanere fedeli alla verità del corpo femminile. (…) Quando viene meno il principio del femminile come sacro, resta solo la brutalità dei rapporti di forza».