La crisi morde e gli inglesi sotto i denti non mettono più frutta e verdura ma surgelati e precotti

I cibi poco sani costano meno, mentre aumenta il prezzo di frutta e verdura. Così cambiano le abitudini degli inglesi, anche perché la spesa settimanale di una famiglia costa nel 2012 in media 76,83 sterline, cinque sterline in più del 2011.

L’aumento dell’inflazione ha cambiato le abitudini alimentari degli inglesi, che ora riempiono il carrello con i prodotti in offerta e non con quelli che vorrebbero davvero acquistare. Lo rivela un’indagine del Guardian, testimoniando così che le famose “cinque porzioni” di frutta e verdura consigliate dai medici sono ben lontane dall’essere consumate e sono ormai ridotte a due. Di conseguenza, aumenta il consumo di cibi ricchi di grassi o zuccheri.

PIÙ NOODLES. Dal 2010 a oggi, infatti, è cresciuto l’acquisto di cibi già preparati, o in scatola, a discapito di frutta e verdura fresca, molto più cara. Le famiglie che hanno un reddito inferiore alle 25 mila sterline l’anno riempiono i carrelli con spaghetti cinesi già pronti (noodles) da microonde, pollo fritto surgelato, cibi in scatola, fagioli e pizze surgelate. Così la cena è servita, anche sfruttando le offerte che il supermercato offre, come i prendi-due-paghi-uno. Risultato: le classi sociali meno abbienti acquistano sempre meno frutta, verdura e carne fresca, optando per precotti o surgelati. L’esponente dei Tory Laura Sandys ha dichiarato che si dovrebbe cominciare a pensare a vere e proprie politiche sul cibo, visto che i prezzi alimentari salgono ma i redditi delle famiglie si abbassano.

FARE LA SPESA COSTA SEMPRE DI PIÙ. Il Guardian ha anche sottolineato come nel 2008 il numero di consumatori giornalieri di frutta e verdura fossero 7,4 milioni, a maggio 2012 si sono ridotti a 6,3 milioni. Si calcola inoltre che di questo passo il costo di una spesa settimanale continuerà ad aumentare circa del 4 per cento l’anno, tant’è che nel 2012 la spesa media di una famiglia è di 76,83 sterline alla settimana, +5,66 sterline rispetto al 2011.