Il Paese dei Normali

La coppia con tre figli in cui a comandare sono i figli

Di Fabio Cavallari
08 Febbraio 2026
La casa funziona come un piccolo parlamento. I figli parlano, decidono, contrattano. I genitori ascoltano, cedono, annotano. Ogni scelta è un negoziato. Ogni no è una trattativa lunga, spesso rinviata a data da destinarsi.

La casa funziona come un piccolo parlamento. I figli parlano, decidono, contrattano. I genitori ascoltano, cedono, annotano. Ogni scelta è un negoziato. Ogni no è una trattativa lunga, spesso rinviata a data da destinarsi.

I genitori ricordano vagamente di quando comandavano loro. Non perché fossero più duri, ma perché avevano meno paura di sbagliare. Ora temono di ferire, di mancare, di essere insufficienti. Temono soprattutto di lasciare segni. Così concedono, spiegano, riformulano.

La casa è piena di parole: “condivisione”, “ascolto”, “mediazione”. I figli le usano con naturalezza, come strumenti. I genitori le usano con cautela, come se potessero rompersi.

Crescere i figli

Si amano, sono presenti, sono stanchi. La sera si guardano e ridono piano, come due complici che hanno perso il controllo della situazione senza accorgersene. Poi uno dei figli chiama e la conversazione finisce, rimandata a un altro momento che non arriva mai.

Non rimpiangono nulla. Ma a volte sognano una cena in silenzio, una decisione inutile, un no detto senza giustificazioni, solo perché sì.

Stanno imparando che crescere figli non significa perdere autorità. Significa restare adulti anche quando sembra che il centro della scena non sia più loro, e accettare che l’amore, a volte, sia una forma di decentramento continuo.

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