La contraccezione non risolverà il problema della recidiva negli aborti. «Porterà solo all’aborto tascabile»

Il 25 per cento delle donne che abortiscono nel Regno Unito, lo fanno più di una volta. E nel 57 per cento dei casi fanno uso di contraccezione. Intervista a Josephine Quintavalle

Continua a crescere il numero delle donne inglesi che abortiscono più di una volta: secondo i dati del Sistema sanitario nazionale della Gran Bretagna sono ormai un quarto del totale e la maggioranza di loro vive una relazione di coppia stabile. Lisa (nome di fantasia), 22 anni, dopo il terzo aborto ha raccontato alla Bbc: «Al primo [aborto] hai paura (…), ma poi quando vedi tutte le altre donne lì, non ti senti più così cattiva».
«Le parole di quella ragazza mi hanno fatta pensare», dichiara a tempi.it Josephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro-life britannico. Se da una parte la Bbc le ha usate per dare la colpa degli aborti ripetuti «all’insufficiente accesso alla contraccezione», dall’altra si è parlato dei diritti del nascituro: «Dovevo essere più responsabile – continuava Lisa – Perché ho ucciso una vita. Il bambino non aveva colpe (…) voglio dire alle altre donne che l’aborto non è qualcosa che dovresti fare. Ti cambia la vita».

La contraccezione può essere la soluzione al problema della recidiva negli aborti?
No. I dati del Sistema sanitario nazionale dicono che nel 57 per cento dei casi chi ha abortito usava la contraccezione, eppure si continua a sostenere che bisogna liberalizzarla ancora di più. Sono sempre più preoccupata, anche perché di recente è stata avanzata una proposta di legge in cui si dice che alle donne, teenager comprese, deve essere data la possibilità di avere con sé delle scorte di “pillole del giorno dopo”, che possono essere abortive, senza bisogno dell’autorizzazione del medico. Questa è la legalizzazione dell’aborto tascabile. Ormai non c’è limite al peggio.

marie-stopes-msi-logoAllora perché il provider di aborti Marie Stopes si scandalizza della recidiva e chiede più contraccezione?
Se per loro l’aborto è un diritto che non reca alcun problema, non dovrebbero indignarsi se una donna ne fa più di uno? Che differenza c’è fra uno o cinque? Questa campagna per la contraccezione al fine di evitare l’aborto mi pare strumentale: è noto che laddove la contraccezione è più utilizzata, gli aborti aumentano. Ma si sa, il business della Marie Stopes è alimentato da entrambi quindi una crescita in tutte e due i campi non farebbe che incrementarlo.

Che alternative ci sono alla contraccezione?
L’alternativa è l’educazione al rispetto di sé, della propria dignità, del proprio corpo. Nelle scuole ci sono gruppi che cercano di insegnarla ma la maggior parte degli istituti educano a usare i contraccettivi. Come se fosse impossibile non avere rapporti a 13 anni. E nello stesso tempo insegnano che il sesso è qualcosa di cui aver paura, visto il suo scopo e le conseguenze procreative. Così si parla della contraccezione come di un’arma da tenere sempre a portata di mano per difendersi da qualcosa che pare inevitabile. Come se non si potesse neppure scegliere.

È ancora possibile insegnare l’astinenza?
Ci abbiamo mai provato? È giusto che siccome ad alcuni adulti sembra impossibile astenersi allora deve essere così anche per i ragazzi? La contraccezione è una scorciatoia al lavoro educativo che i genitori devono fare con i figli.

Educando a che cosa?
Ad esempio bisogna capire che se la libertà è fare tutto ciò che si vuole, le conseguenze sono autodistruttive. Infatti, gli aborti e le recidive aumentano insieme alle malattie sessualmente trasmissibili. Non solo, di recente un rapporto sulle scuole elementari inglesi ha fatto notare un nuovo fenomeno preoccupante: aumentano i bambini che all’età di 6/7 anni portano ancora il pannolino, perché i genitori non gli hanno insegnato a controllarsi.

È appena stato reso noto che ci sono anche bambini inglesi dipendenti da droga e alcol.
Sì, tutti si scandalizzano ma nessuno mette in discussione la legge sulla droga. Così come si indignano se un uomo viene trovato a letto con una ragazzina, mentre se la ragazzina fa sesso con un suo coetaneo va bene. Anche questa è un’ipocrisia: per dare ragione dello scandalo bisognerebbe ammettere che l’errore sta nel fatto che una ragazza giovanissima faccia sesso, ma questo non si può dire. Oggi i bambini sono i più maltrattati.

Nella società inglese ci sono segnali positivi?
Mi ha molto colpito la storia di Anne Maguire, un’insegnate di lingua spagnola del Corpus Christi College di Leeds accoltellata a scuola pochi giorni fa. Tutti ne parlano come di una donna fantastica, profondamente religiosa, che nel momento in cui stava per morire ha chiesto ai ragazzi di uscire dall’aula, preferendo soffrire da sola piuttosto che farli assistere a quella scena. I media ne sono rimasti così colpiti che per la prima volta stanno parlando bene di un’insegnate e di una scuola cattolica. Credo che bisognerebbe raccontare anche del bene che tante persone continuano a fare, nonostante la difficoltà dei tempi.