«La cannabis “light” è una droga e fa male». Ora chi lo dice a Saviano?

Il Consiglio Superiore di Sanità ha stabilito che la cosiddetta cannabis “leggera” non deve essere venduta. Chissà se la Rai smetterà di far realizzare all’autore di Gomorra spot sulla legalizzazione

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E ora chi glielo dice a Roberto Saviano, che nei panni del “Supplente” ha fatto uno spottone alla legalizzazione della marijuana in prima serata sulla Rai? Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) ha inviato al ministero della Salute, su sua richiesta, un parere sulla vendita in Italia della cosiddetta “cannabis light”, ribadendo quello che tutti sanno: è una droga e fa male, dunque non dovrebbe esserne permessa la commercializzazione.

«È PERICOLOSA». La legge 242/2016 ha portato in Italia all’apertura di centinaia di punti vendita, che riforniscono i clienti di marijuana definita “leggera” per il basso contenuto del principio attivo Thc (0,2-0,6%). «Quella cannabis che non sballa» l’ha esaltata Repubblica. Peccato che non sia così: secondo il Css «la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di “cannabis” o “cannabis light” o “cannabis leggera”, non può essere esclusa». Di conseguenza, «nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione», bisogna prendere «misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti».

SBORNIA ANTI-PROIBIZIONISTA. In un momento storico in cui la sbornia anti-proibizionista è pressoché globale, dopo il via libera del Colorado e dell’Uruguay e a pochi giorni da quello in Canada, e mentre i radicali esultano perché persino l’Organizzazione mondiale della salute ha annunciato che avvierà un nuovo studio sulle proprietà terapeutiche della cannabis, l’Italia si distingue per la presenza di medici e ricercatori che invece di lavorare per la causa progressista, continuano a lavorare per la salute delle persone.

«DROGA A TUTTI GLI EFFETTI». «La cannabis light è droga a tutti gli effetti e bisogna togliere dalla testa della gente il termine “leggera”», ha dichiarato Silvio Garattini, direttore scientifico dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. «I  potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani. Realizzare questi cannabis shop ha dato l’impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento. I controlli si possono pur sempre eludere e si rischia che diventi un modo per acquistare cannabis anche per scopi diversi da quelli per cui i negozianti dicono di venderla». La scienza e la medicina hanno parlato, ora tocca al Ministero decidere se vietare o meno la vendita.

UN CONSIGLIO A SAVIANO. P.S.: per quanto riguarda il cavallo di battaglia di Saviano, e cioè che la legalizzazione della marijuana è uno strumento che permette di contrastare le organizzazioni mafiose che gestiscono il traffico e la vendita illegale della droga, consigliamo di analizzare i risultati ottenuti dall’Uruguay a un anno dalla commercializzazione: il mercato nero prospera più che mai e i crimini sono raddoppiati. Se però l’autore di Gomorra non si fida dei numeri ufficiali, può sempre ascoltare il parere del suo idolo Paolo Borsellino (qui un video del 1989) o quello del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che vive sotto scorta per le sue inchieste contro la ‘ndrangheta: «Non possiamo liberalizzare ciò che fa male e in ogni caso non risolveremmo il problema di contrasto alle mafie».

Foto Ansa

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