Camera approva l’Italicum, Renzi “tiene” la sua maggioranza. Ora si passa al Senato

Con 365 sì la legge elettorale è stata approvata e il premier ha “vinto” la battaglia con i cecchini dell’ala bersaniana: «È stata un’operazione politica per dire che non controllavo il Pd»

Parte della “pattuglia” dell’esecutivo ieri alla Camera: i ministri Boschi e Madia e il sottosegretario Gitti

L’Italicum ha incassato anche l’ok definitivo alla Camera: con 365 sì, 156 no e 40 astenuti ora la legge elettorale passa all’esame del Senato. Hanno votato contro il Movimento 5 stelle e i piccoli: Popolari per l’Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Sel. Ma dopo aver superato gli emendamenti sulla parità di genere e le preferenze, Renzi ha incassato una piccola vittoria sulla minoranza left del Pd. L’esame si è concluso a mezzanotte e il voto in aula si è chiuso stamattina.

PER UN SOFFIO. Lo psicodramma maggiore ieri l’ha vissuto la presidente della commissione Antimafia di Montecitorio, e vicepresidente del Pd, Rosy Bindi. È stata lei che in Aula ha dichiarato di votare contro le linee dettate da Renzi ai deputati (no alle preferenze) e di non votare oggi sul testo definitivo dell’Italicum: ed è stata sempre lei che ieri ha rilasciato anche interviste alla stampa, in cui ha raccontato della «profonda ferita» sentita per la bocciatura dell’emendamento sulle parità di genere. Però col passare delle ore, complice forse anche la presenza di metà dell’esecutivo in Aula (c’erano 4 ministri e 11 sottosegretari a controllare tutto ciò che avveniva, a parlare con i deputati) alla fine Bindi è stata messa nell’angolo. Sebbene per pochi voti.

DI UN SOFFIO Pd e Forza Italia insieme potrebbero contare alla Camera su 360 voti: invece lunedì 11 l’emedamento sulla parità di genere è stato bocciato per appena 20 voti di differenza, 297 no contro 277 sì, mentre ieri sull’emendamento sulle preferenze, votato a scrutinio segreto, sono fioccati i franchi tiratori e alla fine è stato bocciato di nuovo per un soffio, 299 no contro 264 sì (35 voti di scarto). I “cecchini” del Pd comunque hanno sparato anche a volto scoperto: il voto palese sull’emendamento del lettiano Marco Meloni per introdurre le primarie obbligatorie per legge è stato bocciato secondo la linea del premier-segretario, ma circa 60 deputati Pd hanno votato comunque sì.

RENZI VS. BINDI. Renzi ha dichiarato: «Si è cercato solo di fare un’operazione politica per dire che io non controllavo il Pd. Usando il voto segreto, qualcuno ha cercato di prendersi la rivincita sulle primarie». L’area bersaniana dunque: «Ma purtroppo per loro – li ha punzecchiati Renzi parlando ai giornalisti – non sono riusciti nel loro intento, nella loro strumentalizzazione, anche se è chiaro che c’era chi agiva in buona fede. Tante donne che hanno fatto una battaglia seria. L’obiettivo era anche quello di mettere in difficoltà il governo in un momento importante, nel momento in cui decide di dare agli italiani una significativa quantità di denaro». Poi Renzi si è tolto il sassolino dalla scarpa: «Rosy Bindi non l’ho mai vista appassionarsi su altri temi importanti quanto questo della parità chissà come mai…».

AL SENATO. A completare i puntini di sospensione ci ha pensato un deputato renziano: «Forse si sta preparando alla battaglia per ottenere la candidatura all’ennesima legislatura». Renzi ha comunque mantenuto i rapporti di forza, almeno alla Camera. Al Senato è un’altra storia, ma è anche vero che il premier potrebbe arrivare rafforzato nel consenso, dopo i provvedimenti per il lavoro e il cuneo fiscale che il Consiglio dei ministri presenterà oggi pomeriggio. Stamattina dopo il voto definitivo, Renzi via twitter ha scritto: «Grazie alle deputate e ai deputati. Hanno dimostrato che possiamo davvero cambiare l’Italia. Politica 1 – disfattismo 0. Questa è #laSvoltabuona».