La Bundesbank suggerisce una patrimoniale ai paesi in crisi (e a Roma fischiano le orecchie)

Per la Banca centrale tedesca se un governo non sa far quadrare i bilanci pubblici, allora è legittimo chiedere il conto ai cittadini. Non agli altri Stati europei

Abbattere il debito pubblico di uno Stato in crisi si può: per esempio, ricorrendo a una tassa patrimoniale una tantum sulla ricchezza detenuta dai suoi cittadini. A suggerire la soluzione è un report mensile della Bundesbank, la Banca centrale tedesca (Buba), rivolto a quegli esecutivi che, come quello italiano, non riescono più in alcun modo a far quadrare i conti delle finanze pubbliche, né inasprendo il carico fiscale sulle famiglie e i lavoratori, né tantomeno razionalizzando e tagliando la spesa.

LA BUBA PENSA ALL’ITALIA? Il report non fa riferimenti espliciti ad alcun Paese, nemmeno al nostro, ma il pensiero inevitabilmente va a Roma che, dopo Atene, detiene il più alto debito pubblico d’Europa se parametrato al Pil, nonché il secondo in termini assoluti, con i suoi 2.104 miliardi di euro. Una cifra monstre se raffrontata a quella di tante altre economie europee.
Il principio in base al quale la Buba giustifica il prelievo sui patrimoni detenuti dai cittadini per ripagare il debito di uno Stato, accumulato negli anni dai governi succedutisi alla guida di quel Paese, è semplice. È quello della «responsabilità nazionale, in base al quale i contribuenti sono responsabili per gli obblighi del loro governo, prima che questo decida di ricorrere alla solidarietà degli altri Stati». Detto altrimenti, come semplifica oggi La Stampa: «La responsabilità dell’indebitamento» di uno o più governi «risale, all’ultimo, ai cittadini elettori di quel Paese». «Non si può certamente scaricarla congiuntamente sui cittadini di tutti i Paesi dell’euro, come avverrebbe con gli “eurobonds” invocati da gran parte dei politici italiani».

COME A CIPRO. L’Italia ha già provato gli effetti di una patrimoniale, ricorda il Financial Times, quando nel 1992 l’allora primo ministro Giuliano Amato decise un prelievo dello 0,6 per cento su tutti i conti correnti dalla notte alla mattina. Secondo il Fondo monetario internazionale, il ricorso alla patrimoniale, «se viene attuato prima che ogni tentativo di evasione sia possibile e vi è la convinzione che non sarà mai più ripetuto», non altera il comportamento della popolazione e può essere considerato da alcuni una misura «equa».
In tempi recenti c’è anche un altro precedente: Cipro, dove il prelievo forzoso è stato applicato dal governo solamente sui conti correnti superiori a 100 mila euro, in cambio del prestito da 10 miliardi di euro che la Troika (Bce, Fmi e Ue) ha fatto al governo di Nicosia.