Dalle proteste del 1979 al sangue di Mahsa Amini: la vera guerra contro le donne e la lagna delle vestali contro il patriarcato d'ufficio di casa nostra
Donne sedute su un autobus a Teheran, Iran (foto Ansa)
L’8 marzo 1979 a Teheran c’era la neve sporca ai bordi delle strade. C’era l’odore acre di una rivoluzione che non aveva ancora iniziato a divorare i suoi figli, e c’erano migliaia di donne che avevano capito in anticipo ciò che molti uomini avrebbero compreso troppo tardi: che la vandea islamica stava per esigere da loro un tributo speciale.
Il 7 marzo, l’Ayatollah Khomeini aveva annunciato l'obbligo di indossare il velo islamico per tutte le donne che avessero voluto andare al lavoro o frequentare luoghi pubblici. La mattina seguente, a migliaia di lavoratrici venne impedito di entrare in fabbrica o in ufficio se sprovviste di hijab. Eppure accadde l’imprevisto. Le donne non tornarono a casa sottomesse: si diressero verso l’Università, che divenne in fretta il cuore pulsante della rivolta, oltre quindicimila il primo giorno, decine di migliaia il secondo.
8 marzo 1979, quando le donne scesero in piazza a Teheran
Quelle donne non erano nostalgiche dello Scià; erano insegnanti, impiega...
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