«L’oro della Siria è la carità dei cristiani». Ma in tre anni ci sono state oltre 130 mila le vittime

Il 2013 anno nero per il paese che non vede via d’uscita dal conflitto. E per la Cia esiste un pericolo di “balcanizzazione” del conflitto che potrebbe durare altri dieci anni

Tra pochi mesi – a marzo – saranno tre anni che è scoppiata la guerra in Siria. Il 22 gennaio è prevista la Conferenza di pace di Montreux e si tira qualche bilancio sull’esito, fino ad oggi, del conflitto. I numeri indicati in un rapporto dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione vicino all’opposizione, sono spaventosi. Secondo l’Osservatorio si sono contate finora oltre 130 mila vittime. Proprio il 2013 è stato l’anno nero con oltre 73 mila vittime (73.455 per la precisione), di cui 22.436 civili. Secondo i calcoli dell’Unicef sono oltre 4 milioni i bambini senza assistenza umanitaria, cui va sommato il milione di minori che vive fuori dai confini. Un’emergenza che ha spinto l’agenzia dell’Onu a lanciare il più grande appello dei suoi 67 anni di storia: raccogliere 835 milioni di dollari per coprire nel 2014 gli urgenti bisogni umanitari dei più piccoli.
Un altro rapporto della Cia, reso noto in questi giorni, dipinge un futuro a tinte fosche: la guerra potrebbe durare oltre dieci anni ed è serio il rischio di “balcanizzazione” del Paese con aree contese da bande rivali.

BOMBE DI NATALE. Un messaggio di speranza è stato tuttavia rivolto tramite il sito Asianews da Antoine Audo, arcivescovo caldeo di Aleppo (qui l’intervista a tempi.it). Nei giorni di Natale, Audo ha detto che i cristiani desiderano «vivere e avere fede, mostrando la nostra solidarietà verso tutti senza distinzioni di religioni o fazioni. Questa è la nostra missione, il nostro compito». Certo, la situazione continua a essere estremamente pericolosa. «Il 25 dicembre – ha raccontato – sono cadute almeno 12 bombe in vari quartieri, molti dei quali cristiani, facendo molte vittime». I bombardamenti tra forze giovernative e ribelli, il freddo, la mancanza di cibo ha portato la popolazione alla fame: «Purtroppo non vediamo la fine di queste violenze nessuno sa quando finirà questa guerra. Tutto si può accettare, ma non questa confusione che non lascia intravedere spiragli di cambiamento».

LA CHIESA AIUTA TUTTI. Pur essendo questa la realtà, centinaia di persone hanno partecipato alle due messe celebrate nella cattedrale caldea il 24 dicembre e la mattina di Natale. «In questi mesi – ha detto Audo – migliaia di famiglie dei quartieri e dei villaggi della periferia di Aleppo si sono rifugiate nel centro della città, in particolare nei quartieri cristiani. La Chiesa accoglie tutti, senza differenze, anche se a volte alcuni cristiani non comprendono questa apertura che non fa distinzioni fra religioni e fazioni politiche». Come dimostra la mensa organizzata dalla Caritas che distribuisce pranzi e viveri a tutti, soprattutto musulmani. «Alcuni giorni fa un anziano musulmano mi ha rincorso e ad alta voce ha espresso la sua gratitudine per il nostro lavoro, affermando che “l’oro vero si vede quando ci sono difficoltà. Per i musulmani quest’oro è la carità dei cristiani”».