Kashmala è come Malala. Ha 13 anni, è stata ferita dalla bomba dei terroristi, ha bisogno di cure

I cristiani del Pakistan chiedono l’aiuto della comunità internazionale per pagare le cure di una bambina rimasta colpita un mese fa nell’attentato di Peshawar

Ha ancora bisogno estremo di cure, sebbene siano trascorsi ormai trenta giorni dall’attentato che a Peshawar lo scorso 22 settembre la ferì gravemente: un mese fa Kashmala Munawar, 13 anni, si trovava nella chiesa anglicana di Tutti i Santi della città pakistana, dove un doppio attacco kamikaze ha provocato la morte di 116 persone. Le schegge schizzate in aria dopo l’esplosione hanno danneggiato le sue gambe, portando all’amputazione di quella destra, e ora l’agenzia Fides dà voce a un appello dei cristiani concittadini di Kashmala, che invocano aiuti per la giovane, ancora indigente.

MALALA FU FERITA UN ANNO FA. La sua storia è simile a quella di una sua coetanea, rimasta ferita nella stessa città esattamente un anno fa: Malala Yousafzai, vittima di un attacco dei talebani a bordo del pulman con cui tornava da scuola. La giovane divenne poi un simbolo, della lotta per il diritto allo studio e per il miglioramento delle condizioni di trattamento delle donne nel mondo islamico: subito dopo l’attentato, Malala venne mandata dal Pakistan a Birmingham, Inghilterra, per cure intensive di riabilitazione. Un trattamento che ora chiedono anche i famigliari di Kashmala: dopo essere stata ricoverata presso l’ospedale pubblico, le altre cure le sono state fornite in una struttura della diocesi anglicana. E a far fronte alle spese necessarie per i trattamenti è una Ong, la “World Vision in Progress”: «Per quanto tempo e perché è una ong a dover curare Kashmala?», si chiedono i cristiani di Peshawar, «dov’è la giustizia? Perché il governo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa e il governo federale ignorano totalmente le vittime della strage? Perché la comunità internazionale non offre un intervento per questa bambina?»

SERVE UN OSPEDALE EUROPEO. Secondo i dottori, a Kashmala servirebbe essere accolta in una struttura ospedaliera europea, ben più qualificata e pronta a curarla. Tanto la “World Vision in Progress” quanto la All Pakistan Christian League, organizzazione impegnata nella difesa delle minoranze cristiane, stanno facendo di tutto per cercare di trasferirla dal Pakistan, ma ciò risulta difficile senza l’aiuto da parte delle istituzioni locali e la sensibilizzazione della comunità internazionale.