«L’Italia è senza donatrici per la fecondazione eterologa». Ma va?

A sette mesi dalla sentenza della Consulta finalmente anche i suoi più strenui sostenitori se ne sono accorti e così cercano scorciatoie per aggirare il problema

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bambini-fecondazione“L’Italia senza donatrici per l’eterologa” è il titolo oggi in prima pagina del Corriere della Sera. Ma va? E noi cosa vi avevamo detto compagni? Dopo l’assurda sentenza della Corte Costituzionale e le improvvide parole dell’ex presidente Giuseppe Tesauro, come pensavate di risolvere la questione? Pare che solo ora si scopra che il fantastico mondo dell’eterologa rechi con sé non solo degli enormi problemi di ordine morale e medico, ma anche dei più banali e terra terra problemi economici.

E CHI PAGA? A sette mesi dalla sentenza finalmente anche i suoi più strenui sostenitori se ne sono accorti: «L’Italia è senza donatrici per la fecondazione eterologa». Il motivo, come i lettori di tempi.it sanno bene, è che il processo di “donazione” dei gameti è tutto fuorché una passeggiata: occorre sottoporsi a stimolazioni ormonali, due iniezioni sottocutanee al giorno per dodici giorni, cinque ecografie, prelievi del sangue, anestesia generale e ricovero in day hospital. Secondo voi, chi farebbe tutto ciò gratis? Esatto. Ed è per questo che, scrive il Corriere, si «va in cerca di ovuli all’estero». Già, ma chi paga? Pure la Toscana, il cui presidente Rossi si era detto subito pronto alla pratica gratuita, s’è rimangiata tutto.

MERCATO NERO? Ora, scrive il Corriere, «l’ospedale Careggi di Firenze, il più organizzato a livello nazionale per la fecondazione eterologa, ha deciso di rivolgersi all’estero». Vogliamo proprio vedere come andrà a finire, quando arriveranno i conti da pagare. Infatti, lo stesso quotidiano di via Solferino accenna ad altri sistemi pur di poter praticare l’eterologa: il social egg freezing a titolo solidale, il gametes crossing, l’egg sharing. Tutte scorciatoie per aggirare il problema. Nel primo caso si regala «la crioconservazione dei propri ovuli alle giovani disponibili a donarne la metà». Nel secondo avviene un incrocio di donazioni anonime. Nel terzo «la paziente che si sottopone a trattamenti per se stessa (fecondazione omologa) dona i propri ovuli in sovrannumero a un’altra». Baratti bio-faustiani che facilmente aprirebbero a un mercato (nero?) con danni collaterali facilmente prevedibili.

COSA HA FATTO LA LOMBARDIA. Intanto, il 7 novembre la Regione Lombardia ha fissato con una delibera i costi della fecondazione eterologa. Come si ricorderà, la Regione guidata da Roberto Maroni ha sin dal principio chiarito che avrebbe rispettato la sentenza della Consulta, ma a spese di chi voleva ricorrere all’eterologa. E quanto dovrà spendere l’utente che voglia accedervi? Nella delibera si legge che i costi variano dai 1.500 ai 4.000 euro a tentativo. Per avere un termine di paragone, sappiate che con la fecondazione omologa la media dei tentativi per avere il “bambino in braccio” è quattro.

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