Italia, sempre meno bambini. «Come un sottomarino sdraiato sul fondo»

I nuovi dati Istat certificano l’inverno demografico del nostro paese. Sempre meno nuovi nati, sempre più vecchi, calo della fecondità

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Secondo la rivista Neodemos l’Italia «rimane “sdraiata sul fondo”. È come un sottomarino che sembra aver perso la spinta per ritornare a emergere». Gli ultimi dati Istat sullo stato di salute demografico italiano sono, nuovamente, allarmanti e confermano una situazione difficile di cui nessuno, con qualche lodevole eccezione, pare interessarsi.

Quattro dati su cui riflettere

Nel rapporto Indicatori demografici – Stime per l’anno 2018, l’Istat rileva, tra le altre cose, quattro fatti su cui conviene puntare l’attenzione. Uno: «Nel 2018 si conteggiano 449 mila nascite, ossia 9 mila in meno del precedente minimo registrato nel 2017. Rispetto al 2008 risultano 128 mila nati in meno». Due: «Il saldo naturale (la differenza tra il numero dei nati vivi e quello dei morti, ndr) nel 2018 è negativo (-187 mila), risultando il secondo livello più basso nella storia dopo quello del 2017 (-191 mila)». Tre: «Il numero medio di figli per donna (1,32) risulta invariato rispetto all’anno precedente. L’età media al parto continua a crescere, toccando per la prima volta la soglia dei 32 anni». Quattro: «La fecondità misurata lungo le varie generazioni femminili, anziché per anni di calendario, non ha mai smesso di calare. Tra le donne nate nel 1940 e quelle del 1968 la fecondità diminuisce con regolarità da 2,16 a 1,53 figli».

Nuovi nati al minimo storico

Dunque, per il quarto anno consecutivo l’Istat segnala che il numero dei nuovi nati è «al minimo storico». In aumento invece gli stranieri, che rappresentano l’8,7 per cento della popolazione. La popolazione al 1 gennaio 2019 è pari a 60 milioni 391mila, oltre 90mila in meno sull’anno precedente (-1,5 per mille).

Siamo i più vecchi

Questi numeri sono riportati qua e là su diversi siti d’informazione, ma – sarà forse che ci si può abituare a tutto, persino alle tragedie – oggi sui quotidiani sono pochissimo commentati. L’eccezione è costituita dal Corriere e da Repubblica, sulle cui pagine è pubblicato un intervento del professor Alessandro Rosina, di cui riportiamo un passaggio:

«L’Italia, che era nella top 10 dei paesi più popolati al mondo a metà del secolo scorso, ora non è più nemmeno nella top 20 ed è destinata a scendere sempre più in basso nei prossimi decenni. Il nostro peso relativo sul pianeta è sceso sotto lo 0,8 percento. Cina e India assieme superano il 35 percento. È evidente, da questi numeri, come avere ruolo in un’Europa che ha un suo ruolo nel mondo sia l’unico modo per non diventare del tutto marginali. I dati demografici ci dicono però che manteniamo il non invidiabile podio mondiale dei paesi con più intenso invecchiamento della popolazione. Anche su questo punto anticipiamo e accentuiamo le tendenze: nel continente più vecchio l’Italia è il paese con più alta percentuale di anziani. Nel mondo l’incidenza di chi ha 65 anni e oltre è sotto il 10 percento. Tra i grandi paesi europei Francia, Spagna e Regno Unito si mantengono ancora sotto il 20 percento. La Germania arriva a superare il 21 percento. I recenti dati Istat posizionano il nostro paese al 22,8 percento». 

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