In Italia 10 ricchi guadagnano quanto 3 milioni di poveri, «ma non è mica una colpa»

Uno studio di Bankitalia individua i dieci personaggi più ricchi d’Italia. La somma dei loro patrimoni eguaglia i guadagni di 3 milioni di poveri italiani. Un’ingiustizia? «Assolutamente no» – afferma Fabrizio Rondolino, editorialista del Giornale – «In Italia sembra quasi che essere facoltosi sia una colpa. Bisogna invece che la cultura formi una “virtù della ricchezza”».

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Uno studio di Bankitalia ha stilato la classifica dei primi dieci Paperoni del Belpaese. Svetta al primo posto Michele Ferrero, patron della Nutella, solo sesto Silvio Berlusconi, con un patrimonio che supera i 4 miliardi di euro. Il peso economico dei dieci “giganti” finanziari pareggia la ricchezza di 3 milioni di italiani poveri. In un periodo di crisi globale è un risultato che fa gridare all’ingiustizia: ma lasciare in mutande i ricchi e distribuire equamente il bottino è davvero una soluzione utile? Tempi.it ne discute con Fabrizio Rondolino, già giornalista dell’Unità e ora editorialista del Giornale.

Da quando essere ricchi è una colpa?
Da quando i cristiani hanno colonizzato il mondo. Naturalmente la mia è una battuta. Ma su una certa concezione di francescanesimo, la sinistra ci ha campato. Noi siamo un paese cattocomunista, questa era la cultura dominante della Prima Repubblica e, al netto della parentesi berlusconiana, questo sentimento generale è rimasto. Lo Stato deve assistere il povero, ma non solo lo deve aiutare a tirare a fine mese, deve anche arricchirlo: questo è il principio di una società dinamica. È anche vero che, dove c’è ricchezza, s’instilla un sospetto antropologico per cui l’abbiente è sempre qualcuno che non se lo merita. Nella concezione protestante, un ricco è premiato per le proprie qualità, in Italia invece pensiamo sempre che si sia arricchito rubando. C’è bisogno che la cultura formi una “virtù della ricchezza”.

Eppure, il rapporto 10 a 3 milioni crea scandalo.
A me interesserebbe capire quanti, di questi cosiddetti poveri, lo sono realmente. Scommetto che ci sarà almeno un gioielliere che evade il fisco. Detto ciò, noi italiani siamo abituati a pensare che per guadagnare tutti sia necessario prendersela con i Paperoni. Non è così, dobbiamo creare le strutture perché questi 3 milioni di poveri si possano arricchire: meno leggi, meno tasse, meno burocrazia, liberalizzazioni. Così che ognuno possa inventarsi un progetto di vita che sviluppi i suoi desideri e i suoi quattrini. E, magari, diminuire il numero di condizionamenti sociali. Insomma, alleggeriamoci.

Anche perché, più “ricchi” ci sono più possibilità di impiego si creano per i “poveri”.
Il libero mercato lo afferma ma, per com’è il capitalismo oggi, la definizione non è corretta. Il capitalismo finanziario assorbe ricchezze e basta. Le industrie danarose originano altra ricchezza, altri posti di lavoro, strutture previdenziali, profitto. Un finanziere aumenta soltanto il suo conto bancario in Svizzera. Questo, sia chiaro, non è una valida ragione per togliere loro i milioni che hanno guadagnato. Servirebbe una Tobin tax che tassi le transazioni finanziarie e riduca il carico fiscale sulle imprese. Va premiato chi investe nel lavoro, non la grande finanza.

Dai dati di Bankitalia, dal 1987 a oggi, la condizione dei giovani pare ai minimi termini. Sono loro i più poveri.
Questa storia non l’accetto più. La stragrande maggioranza dei ragazzi italiani sono degli “sfigati”, per dirla alla Martone. Io invece conosco molti ventenni che – certo a fatica – vivono in posti orrendi, campano di poco e fanno economia e sono ultra precari, ma che si costruiscono un progetto di vita e fanno quello che desiderano. Qualcuno va all’estero, qualcuno in campagna, qualcuno in periferia, ma si costruiscono una vita. È vero, è molto più difficile in Italia. Ma qualunque cosa, nel nostro paese, è difficilmente attuabile. Resta però il fatto che siamo individui dotati di cervello e chi vuole farne buon uso viene aiutato. Purtroppo tante leggi tendono a distruggere le iniziative dei giovani, ma questo non giustifica un atteggiamento vittimista e passivo.

twitter: @DanieleCiacci

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