La contrapposizione tra il giudaismo della giustizia e quello della promessa, tra l'anima esclusivista e quella umanista è ormai inconciliabile. C'è una montagna di odio da disgregare
Migliaia di israeliani marciano nella Città Vecchia di Gerusalemme per commemorare l'anniversario dell'annessione gridando «Morte agli arabi, bruceremo i vostri villaggi, Gaza è un cimitero»
Israele paese del pluralismo politico e della stampa libera in un Vicino Oriente che calpesta l’uno e l’altra e Israele che rende la vita impossibile agli abitanti dei Territori Occupati da sessant’anni a questa parte; Israele che permette ai suoi cittadini arabi di diventare primari ospedalieri, giudici della Suprema Corte, rettori di università e Israele che permette abusi sui detenuti palestinesi, che reintroduce una pena di morte selettiva e che grida per le strade della città vecchia di Gerusalemme «morte agli arabi!»; Israele il cui popolo lotta in piazza per preservare l’indipendenza dei suoi giudici, e Israele che vìola abitualmente il diritto internazionale; Israele riconosciuto da 165 dei 193 stati che fanno parte dell’Onu e Israele che spara, bombarda e distrugge su sei fronti contemporaneamente (Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Iran, Yemen); Israele del sionismo illuminato di Martin Buber e di Judah Leon Magnes, e Israele del sionismo esclusivista di Bezalel Smotrich e It...
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