Israele: Iran ha rimandato l’atomica di 10 mesi, ma attaccarli fa comodo «anche ai paesi arabi»

«L’Iran ha rinviato il momento della verità di otto o dieci mesi», così il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. E Netanyahu ricorda: «Un Iran nucleare sarebbe pericoloso anche per il mondo arabo».

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«L’Iran ha rinviato il momento della verità di otto o dieci mesi». Con queste parole il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha rivelato che Teheran ha fatto un passo indietro sulla bomba atomica ritardando la sua messa a punto. Barak, il soldato più decorato della storia di Israele, è diventato ministro cinque anni fa con il compito principale di evitare che l’Iran si doti della bomba atomica.

URANIO USATO A SCOPI CIVILI. Per Barak l’Iran, che soffre di una pesantissima crisi economica, va avanti col suo progetto di ottenere il nucleare per scopi bellici, avendo ormai raggiunto le 6,8 tonnellate di uranio arricchito, e il punto più preoccupante è che il sito nucleare di Fordow, dove avviene l’arricchimento dell’uranio e che si trova dentro una montagna, viene continuamente fortificato e sta diventando quasi inattaccabile. Nonostante questo, la notizia è che all’inizio dell’anno l’Iran ha usato il 38 per cento del suo uranio arricchito per i reattori nucleari a scopo civile. Perché? «Ci sono tre ipotesi: la prima è che una possibile operazione militare americana e israeliana li abbia convinti a non arrivare troppo vicino alla bomba; la seconda è che abbiano voluto evitare di raggiungere il loro obiettivo a ridosso delle elezioni americane per motivi diplomatici; la terza è che sia un modo per andare all’Aiea e dire: “Vedete? Abbiamo fatto quanto ci avete chiesto”. Forse è l’insieme di queste tre cose».

L’ATTACCO? COMODO AI PAESI ARABI. Per quanto riguarda lo strike militare, il ministro della Difesa precisa che per il momento non è più necessario ma che «quando la questione toccherà il cuore della nostra sicurezza e quindi il futuro di Israele, noi non potremo delegare la responsabilità di prendere decisioni a nessuno, neanche al nostro più affidabile alleato». L’opzione militare, dunque, è solo rimandata. Del resto, in un’intervista al magazine francese Paris Match, il premier Netanyahu ha dichiarato: «L’Iran non è popolare nel mondo arabo e molti governi della regione, nonché i loro cittadini, hanno capito che un Iran nucleare sarebbe pericoloso anche per loro, non solo per Israele». Un attacco, dunque, farebbe comodo anche a loro: non a caso nel 2011 si è verificata nei paesi del Golfo una vera e propria corsa agli armamenti.

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