Israele-Gaza, 718 le vittime palestinesi e 35 quelle israeliane dopo 17 giorni di scontri

Clima internazionale più teso dopo la risoluzione del Consiglio Onu per i diritti umani di aprire un’inchiesta su possibili crimini commessi da Israele a Gaza. Netanyahu: «Una parodia. Indaghino piuttosto su Hamas che spara ai civili israeliani e si nasconde dietro quelli palestinesi»

Sono trascorsi 17 giorni dall’inizio delle ostilità tra Israele e Hamas, che hanno provocato ad oggi 718 vittime palestinesi e 35 israeliane. Ma la tregua, in un clima internazionale sempre più rovente, appare ancora lontana.

SIRENE A TEL AVIV. La capitale israeliana stamattina si è svegliata con il suono, ripetuto poi per cinque volte in poche ore, delle sirene anti-missili: Iron Dome è riuscito comunque ad intercettare in tutti e cinque i casi i razzi sparati da Hamas contro Israele. Intanto al Jazeera ha comunicato il bilancio dei raid compiuti questa mattina da Israele su Gaza: la maggiorparte delle vittime si sono avute a Khan Younis, nel sud della Striscia, e al Jazeera ha sottolineato che le ambulanze trovano molta difficoltà ad entrare o a muoversi nelle città colpite, a causa dei combattimenti tra le forze terrestri dell’esercito israeliano e i jihadisti delle brigate al Qassam, il braccio armato di Hamas, in corso in queste ore. Nella notte tra mercoledì e oggi nel campo profughi di Jabalya (Gaza) sono rimasti uccisi da un raid i cinque membri di una famiglia palestinese, mentre altre venti persone sono rimaste ferite.

INCHIESTA ONU SU CRIMINI DI GUERRA. La giornata politica di oggi si apre con la notizia del clima rovente a livello internazione per la decisione del Consiglio Onu per i diritti umani di aprire una commissione d’inchiesta sui possibili crimini commessi da Israele a Gaza. La risoluzione è stata votata a maggioranza, ma ha visto il voto contrario degli Usa, e l’astensione di tutti i paesi europei, Italia compresa. Nel documento si parla di “vaste, sistematiche e flagranti violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali derivanti dall’operazione militare israeliana nei Territori palestinesi occupati dal 13 giugno”. Immediata la replica del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha definito la risoluzione «Una parodia che deve essere rigettata da ogni persona decente ovunque», e ha aggiunto: «Si indaghi piuttosto su Hamas, che ha commesso un doppio crimine di guerra: sparare razzi ai civili israeliani e nascondersi dietro i civili palestinesi».

IL LAVORO DI KERRY. Il segretario di Stato Usa John Kerry ieri è rientrato al Cairo, dopo aver visitato sia Gerusalemme che Ramallah incontrando i leader israeliani (Netanyahu e il presidente Shimon Peres) e palestinesi (il presidente Abu Mazen). Secondo il Corriere della sera, che cita fonti diplomatiche al Cairo, Kerry avrebbe incontrato resistenze all’opzione di una tregua in particolare sul versante palestinese. Ad Hamas, infatti, negli ultimi due giorni si sono saldate anche le vecchie frange meno estremiste di Fatah e dello stato palestinese, incarnate proprio da Abu Mazen che inizialmente si era contrapposto alle richieste degli estremisti di Gaza, e poi invece ha deciso di sposarne la causa in cambio della tregua. Questo è quello che Kerry avrebbe comunicato telefonicamente al presidente Barack Obama, spiegando anche che ora l’intenzione è di fare pressioni su Qatar e Turchia, affinché a loro volta intervengano su Hamas. Ma è Gaza il vero snodo delle trattative, dato che sarebbe in corso una divisione tra Hamas e altre fazioni nella stessa Striscia: Kerry avrebbe sottolineato per questo l’importanza dell’essere «costantemente in contatto con il presidente Abu Mazen per tutto questo mese e specialmente in questa ultima settimana, per discutere una tregua che possa soddisfare tutte le parti».