Islanda e Far Oer contro Scozia e Ue. L’Europa si spacca per il baccalà

L’Unione Europea è pronta a sanzionare l’Islanda e le Far Oer: «Pescano troppo e mettono a rischio la specie» dei merluzzi, è la voce che si sente da Bruxelles

L’Unione Europea è pronta a sanzionare l’Islanda e le Far Oer: «Pescano troppo e mettono a rischio la specie» dei merluzzi, è la voce che si sente da Bruxelles. Edinburgo e Oslo, infatti, accusano i lontani cugini islandesi e delle Far Oer di non limitarsi nella cattura del pesce che, a detta dell’Ue, si sta avvicinando «all’orlo dell’estinzione». Tuttavia, le pratiche per sanzionare tali paesi artici – come il blocco delle navi d’esportazione del pescato – vanno per le lunghe, e l’Ue dimostra di non sapersi muovere per arrivare a un compromesso ragionevole per entrambe le parti.

“VULNERABILE”. Il merluzzo, insieme allo sgombro, è uno degli animali su cui si basa l’economia ittica dell’Islanda – unica, insieme a Giappone e Norvegia, che continua a cacciare le balene –. Il pesce può raggiungere i 96 chili di peso per due metri di lunghezza, si nutre di aringhe e di capelin, ed è molto apprezzato per l’apporto di omega-3 che tanto aiuta chi ha problemi di colesterolo. In particolare il merluzzo Gadus morhua è quello che più risente dell’eccezionale voracità del sistema isolano.

DIRITTO ALLO STOCCAFISSO. Norvegia ed Europa, per preservare lo stoccafisso, alimento fondante nelle diete artiche, hanno già patteggiato un’intesa per mantenere livelli accettabili di sopravvivenza. Dall’altra parte, Islanda e Far Oer si rifiutano di aderire a un protocollo che minaccia la loro sovranità nelle acque, accusando la controparte di voler tenere per sé gran parte delle quote lasciando agli altri solo i propri scarti. Anche la Scozia – che fattura circa 200 milioni l’anno per la pesca dell’animale – non vuole accettare il taglio del 15 per cento previsto nel 2013 dall’International Council for the exploration of the seas.

145 MILA TONNELLATE PESCATE. Richard Locherad, segretario della Scottish Fisheries, si giustifica così: «Da quattro anni Reykjavik e Far Oer continuano ad aumentare senza criterio e senza controllo il prelievo, tocca loro e non a noi fare sacrifici». Il ministro dell’industria islandese Steingrimur Sigfusson risponde: «È falso. I Paesi Ue vogliono garantirsi il 90 per cento degli sgombri lasciando il 10 per cento a noi, alle Far Oer e alla Russia». E per un’industria ittica che basa il 40 per cento del proprio export sui prodotti del mare è un problema. L’aumento delle tonnellate pescate, negli ultimi sette anni, è  aumentato del 40 mila per cento (da 364 tonnellate di merluzzo a 145 mila nel 2012), e neppure le Far Oer pensano a diminuire la propria presenza sul mercato del pesce.