Dopo l’aborto, ora l’Irlanda si muove per un referendum sui matrimoni gay

Ieri il vice primo ministro Gilmore ha lanciato un referendum sul tema. Il Premier Kenny accetta ma non si schiera: teme ulteriori spaccature nel suo partito.

«Non mi aspetto che ci sia un ritardo ingiustificato. È un tema per il quale bisognerà trovare il tempo idoneo per affrontarlo». L’Irlanda ha fretta, anche in tema di unioni tra persone dello stesso sesso. Questo è quanto sostiene Eamon Gilmore, leader del partito laburista di Dublino e vice-primo ministro del governo in carica alla Leinster House, dove regge la coalizione insieme al Taoiseach Enda Kenny. E dopo che, alla fine della scorsa settimana, è arrivato il primo storico sì alla legge che allarga le casistiche in cui è possibile praticare l’aborto negli ospedali irlandesi, ecco che il governo individua il nuovo obbiettivo della sua legislazione, ossia l’introduzione del matrimonio gay, che sarà al vaglio di un referendum forse già nel 2014.

REFERENDUM NEL 2014? Le dichiarazioni di ieri giungono dopo il via libera che la Costitutional Convention aveva espresso lo scorso aprile alla proposta di riconoscere le nozze tra persone dello stesso sesso. Da lì il dibattito si è trasferito in parlamento, dove l’accordo alla legge sembra essere crescente. «È qualcosa che potrebbe essere affrontato meglio, ed è qualcosa cui non abbiamo dato grande considerazione. In ogni caso, la Costituzione è di proprietà della gente», invitava alla calma ieri Gilmore, lanciando una consultazione popolare sul tema: lui stesso aveva definito la normativa irlandese in materia ancora figlia del passato e poco adatta al futuro.
Il Paese si prepara ad affrontare alcuni temi importanti relativi alla sua costituzione, a partire dall’estensione del voto ai sedicenni, e così è possibile che già nel giro di 12 mesi si arrivi ad una chiamata alle urne per sentire il parere della gente in merito a questi cambiamenti.

KENNY E LA MAGGIORANZA. I giornali irlandesi riportano che il Primo ministro Enda Kenny potrebbe sostenere l’idea del referendum, senza però schierarsi apertamente per il sì: teme, infatti, che, assumendo una posizione troppo netta, si allarghi la spaccatura all’interno del suo partito, il Fine Gael, già scosso dal recente voto sull’aborto che ha portato all’espulsione di quattro parlamentari ribelli e di un ministro, Lucinda Creighton, colpevoli di aver votato contro la legge. «Enda sa che ha perso diverso capitale politico presso il partito parlamentare costringendoli a sostenere la legge sull’aborto», scriveva ieri il Sunday Times, riportando il parere di un esponente del Fine Gael. «Si rischia di avere troppa poca tolleranza tra i TD’s (Teachta Dála, nome gaelico dei parlamentari; ndr) del Fine Gael se venissero ancora obbligati a sostenere temi sociali ancor più controversi. Abbiamo perso cinque persone sull’aborto, e nel partito l’umore è cupo e arrabbiato. Se dovessimo sostenere il matrimonio gay, allora molte persone si troverebbero spinte sull’orlo». Nella Repubblica esiste già dal 2010 una legge in tema di unioni civili.