Irlanda del Nord, esplode una bomba in un albergo di Derry. Torna la paura per gli attentati dell’Ira

Ieri sera un uomo è entrato in un hotel e ha lasciato un ordigno incendiario: 40 minuti dopo la hall dell’albergo era ridotta in cenere. Si teme sia un’azione voluta dalle nuove forze paramilitari che intendono proseguire la battaglia dell’Ira

Polizia e staff dell’albergo sono d’accordo che la bomba esplosa ieri sera nella hall dell’Everglades Hotel di Derry, Nord Irlanda, poteva fare danni ben maggiori se la struttura non fosse stata evacuata. Nella cittadina dell’Ulster è cresciuta inevitabilmente la paura. L’attentato ricorda inevitabilmente gli anni tristi dei Troubles, un passato lontano ma non di rado rievocato, in misura minore, da quelle componenti terroristiche repubblicane che ancora intendono portare avanti la battaglia dell’Ira contro l’occupazione britannica.

LI’ SI È RIUNITA LA POLIZIA. L’uomo che ieri sera è entrato col volto coperto all’interno dell’albergo ha detto di essere un militante dell’Ira: ha lasciato un borsone sospetto, invitando il personale di far sgomberare la struttura entro 40 minuti. L’intervento degli artificieri non ha impedito alla bomba di esplodere, danneggiando la hall dell’hotel, quasi per intero annerita. Gli inquirenti parlano con cautela della effettiva origine dell’attentatore: non c’è ancora una rivendicazione ufficiale, e non si esclude il gesto di un mitomane. C’è però un particolare che lascia intendere che l’azione non sia nata in maniera casuale, ma in seno a qualche movimento repubblicano: nemmeno una settimana fa, nello stesso albergo, si era svolta un’azione di reclutamento della polizia. In più ieri era proprio il giorno in cui George Hamilton entrava in carico come nuovo commissario capo della PSNI: qualcuno ipotizza che l’attentato sia stato un macabro “benvenuto”. Così i sospetti vanno verso la Real-Ira, quella forza paramilitare nata nel ’97 e che, da allora, cerca di portare avanti la causa di liberazione dell’Irlanda dopo che l’Ira ha deposto le armi e accettato i compromessi dei trattati di pace.

LA BOMBA AL GIRO. La bomba arriva a sole tre settimane di distanza da un altro evento simile: l’11 maggio scorso fu trovata dalla polizia irlandese un’autobomba parcheggiata all’esterno di un albergo di Dublino, il Finnstown Country House. In quei giorni l’isola era attraversata dal Giro d’Italia, e quindi si pensò che chi aveva piazzato l’ordigno volesse seminare paura in occasione della corsa, questo sebbene, in realtà, l’hotel si trovasse a diversi chilometri di distanza dall’effettivo passaggio dei corridori. Poco dopo fu arrestato proprio un dissidente repubblicano, legato con Alan Ryan, ex leader della Real-Ira assassinato nel 2012 in una guerra tra bande. Tutti episodi che surriscaldano il clima, proprio nelle settimane in cui entra nel clou la stagione delle parate, il lungo periodo di manifestazioni, spesso a sfondo settario e che, non di rado, si concludono in scontri tra unionisti, repubblicani e polizia.

LA DINAMICA. A destare preoccupazione è anche la dinamica dell’attentato di ieri, che a molti ha ricordato l’ordigno che nel ’78 esplose nel ristorante Le Mon, fuori da Belfast: anche lì venne usata una bomba incendiaria (al napalm) abbandonata appena fuori da una finestra, che esplose uccidendo 12 persone. «La natura di questo congegno, il metodo seguito in questo spericolato attacco dicono che questa è una minaccia rivolta a tutti», ha spiegato Mark Durkan, parlamentare dell’SDLP. «Molte persone si stanno dando da fare per far progredire la città, invece chi c’è dietro a questa azione sta cercando di portarci indietro verso gli anni peggiori».