«Il nuovo presidente dell’Iran Rohani è riformista e moderato? Mi viene da ridere»

Marina Nemat, scrittrice iraniana torturata dal regime e poi scappata all’estero, commenta a tempi.it l’elezione di Rohani: «Nel 1999 ha chiesto la pena di morte per gli studenti che manifestavano»

«Rohani moderato? Mi viene da ridere. Nel 1999, quando gli studenti iraniani hanno protestato contro la chiusura di un giornale riformista, quello stesso signor Rohani ha chiesto per tutti loro la pena di morte!». La scrittrice iraniana Marina Nemat non condivide i titoli dei giornali che hanno salutato positivamente l’elezione a presidente dell’Iran di Rohani, candidato “moderato” e “riformista”. Marina aveva 16 anni nel 1981, quando è stata arrestata perché protestava contro professori troppo politicizzati. Chiusa per due anni nella prigione di Evin, dove subì anche torture, è riuscita a scampare alla fucilazione e a scappare in Canada nel 1991. A tempi.it commenta il risultato delle elezioni presidenziali iraniane.

Al contrario delle elezioni del 2009, il voto che ha portato in Iran alla nomina di Rohani sembra non essere stato alterato. È un segnale positivo?
Secondo la Costituzione iraniana, solo gli uomini sciiti che non hanno commesso crimini o agito contro la “sicurezza nazionale” dell’Iran possono candidarsi alle elezioni presidenziali. Le donne o chi appartiene a una minoranza religiosa è escluso a priori. Una volta che questo criterio viene rispettato, il Leader supremo, attualmente l’ayatollah Khamenei, deve “approvare” i candidati presidenziali. Quest’anno, su circa 700 candidati, solo otto sono stati approvati. Per non parlare delle tante personalità che magari vorrebbero partecipare alle elezioni ma si trovano in prigione o in esilio. Quale persona sana di mente può davvero credere che queste elezioni siano libere o giuste?

Tutti i candidati erano uguali?
Sono stati tutti selezionati dal Leader supremo, i cui poteri sono quasi illimitati in Iran. Lui di sicuro non sceglie candidati che si possano trovare in futuro in disaccordo con lui sulle tematiche fondamentali. Se si guarda alla lista dei candidati, si vede che tutti hanno occupato posti di rilievo nella Repubblica islamica per molti anni, Rohani incluso.

Non vedremo dunque alcuna contrapposizione tra il nuovo presidente e Khamenei?
Le trascurabili divergenze tra il Leader supremo e Mousavi nel 2009 hanno quasi portato alla seconda rivoluzione iraniana, che è stata repressa dalla brutalità del regime con arresti, torture e stupri di dissidenti e manifestanti. Mousavi è stato messo agli arresti domiciliari. Questa volta, il regime si è assicurato prima che un tale scenario non potesse ripetersi. Ma il punto è che con l’attuale Costituzione, elezioni regolari sono semplicemente impossibili in Iran. Per questo non vedo nessun valido motivo per festeggiare.

Eppure gli iraniani hanno salutato positivamente l’elezione di Rohani.
Nel 1979, il 90 per cento degli iraniani è sceso in strada a festeggiare quando lo Scià è stato cacciato e l’ayatollah Khomeini è tornato in Iran. La gente è stata vittima della sua stessa ingenuità ed è dal 1979 che paga caro quell’errore.

Rohani viene dipinto come un riformista e un moderato.
Durante gli ultimi 30 anni, Rohani ha occupato alcuni incarichi tra i più importanti all’interno del regime iraniano. Ha dato prova più e più volte che Khamenei può fidarsi di lui. Moderato? Come si può misurare? Personalmente mi metto a ridere quando leggo che i giornali lo chiamano moderato. Su cosa si basano? Nel 1999, quando gli studenti iraniani hanno protestato contro la chiusura di un giornale riformista, quello stesso signor Rohani ha chiesto per tutti loro la pena di morte!

Non ci sono somiglianze, quindi, con Mousavi?
Il mondo forse ha dimenticato che Mousavi è stato primo ministro dell’Iran dal 1981 al 1989 quando migliaia di prigionieri politici, soprattutto giovani, sono stati torturati e giustiziati nelle prigioni iraniane. Mousavi era primo ministro quando io sono stata torturata e stuprata e i miei amici brutalmente uccisi nella prigione di Evin. Mousavi si è mai preso la responsabilità di questi atti e ha mai chiesto scusa dei crimini contro l’umanità avvenuti durante il suo mandato? Dov’era finito il suo lato “riformista” allora? E Khatami, l’idolo dei riformisti, che cosa fa per l’Iran? Ha solo fatto alcuni abbellimenti al regime, che sono stati subito cancellati. L’Iran non ha bisogno di piccoli abbellimenti, ma di modifiche fondamentali. In un paese dove le donne e le minoranze religiose valgono la metà di un musulmano sciita, come può crescere la democrazia? Perché questo avvenga deve cambiare la Costituzione.

Rohani, dunque, anche volendo non potrà fare niente per cambiare l’Iran?
No, è Khamenei che insieme alla Guardia rivoluzionaria detiene il vero potere nel paese.

Subito dopo il voto, è stata diffusa la notizia che Ahmadinejad verrà processato alla corte criminale di Teheran. Le accuse sono ancora sconosciute, quale può essere il significato di questo processo?
È uno spettacolo inscenato per il popolo iraniano e il mondo intero dal regime per distrarli dal fatto che l’élite iraniana continua a mantenere il potere. Anche se rinchiudono in prigione Ahmadinejad per il resto della sua vita, questo non cambierà il fatto che la gente non può decidere chi governa il paese e i dissidenti vengono ancora perseguitati. Il governo iraniano è un maestro della propaganda e sa bene come mentire per restare al potere.

In tutto questo, cosa c’entra Ahmadinjead?
Quale modo migliore per ingannare la gente? Invece che chiedere riforme gli iraniani saranno spinti a credere che è tutta colpa di Ahmadinejad se l’Iran versa in una condizione disastrosa. Ahmadinejad verrà punito e i veri colpevoli, Khamenei incluso, resteranno al potere a celebrare la loro vittoria.