Iran, giornale chiede la separazione tra potere spirituale e temporale. Rohani il “riformista” lo chiude: «Travia l’islam»

Il nuovo presidente dell’Iran, Hassan Rohani, ha fatto chiudere il quotidiano riformista Bahar e imprigionare il suo direttore per un articolo che mette in discussione l’autorità dell’ayatollah Khamenei

Lo stato della censura in Iran non è migliorato dall’elezione di Hassan Rohani a presidente del paese guidato da un regime islamico. La settimana scorsa Alaeddin Zohourian, il capo del consiglio statale per il controllo dei media, ha annunciato che il giornale Bahar, considerato riformista, «è stato sospeso e il suo dossier è stato posto sotto inchiesta». Il direttore del giornale, Saeed Pourazizi, è stato messo in prigione.

L’ARTICOLO DELLA DISCORDIA. Zohourian fa riferimento a un articolo pubblicato dal quotidiano il 23 ottobre in cui l’attivista Asghar Gharavi ha messo in dubbio la legittimità della nomina da parte di Maometto dell’imam Ali come suo successore, leader spirituale e politico allo stesso tempo, credenza alla base della divisione tra sciiti e sunniti: «Non è responsabilità di un profeta celestiale quella di specificare il suo proprio successore, o califfo – si legge nell’articolo secondo quanto riportato dal Guardian -. Se i profeti, e specialmente il Grande Profeta, sono stati inviati all’umanità per liberarla da catene, ignoranza, schiavitù ed egoismo, una tale designazione implica la negazione della libertà e un certo tipo di schiavitù».
Questo sarebbe in contraddizione con la missione stessa «del Profeta dell’islam» ed è improbabile che «il Profeta metta così in pericolo la missione di cui è stato investito».

POTERE TEMPORALE E SPIRITUALE. L’articolo, come affermato da un analista politico al Teheran Bureau, «mina le fondamenta su cui la setta sciita si è formata, cioè il principio del diritto di Ali alla successione di Maometto». E chiedendo tra le righe la separazione tra potere spirituale e temporale nell’islam fa una danno ancora maggiore: «L’articolo di Bahar afferma che l’imam Ali era un leader spirituale, più che politico (…) e così indirettamente si mette in discussione l’autorità del leader supremo dell’Iran, [l’ayatollah Khamenei]».

ROHANI RIFORMISTA? Dopo la pubblicazione dell’articolo lo stesso giornale si è scusato nel tentativo di rabbonire le autorità islamiche, che però non hanno perdonato l’affronto, come affermato dal ministro della Cultura e della guida islamica di Rohani, che ha giustificato così la sospensione del giornale: «Il pezzo travia la storia dell’islam ed esaspera conflitti religiosi». Ora sono tanti in Iran a sperare che questo caso non sia solo il primo di una rinnovata censura sotto il governo di Rohani, acclamato come riformista, ma pronto a chiudere gli stessi giornali riformisti che in parte l’hanno sostenuto in campagna elettorale.