Iran, condannata a 20 anni di carcere la donna inglese che ha scritto su Facebook: «È un paese troppo islamico»

Roya Saberi Negad Nobakht, donna con la doppia nazionalità iraniana-inglese, è stata condannata a 20 anni di carcere in Iran. Per il Times «è stata torturata, sta male e non essendo un’attivista è devastata»

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iran-facebook-islamUna donna con la doppia nazionalità iraniana-inglese è stata condannata a 20 anni di carcere in Iran per aver pubblicato dei commenti offensivi nei confronti del regime islamico su Facebook. La donna, «che non è un’attivista», è «devastata, sta male e preferisce morire che rimanere 20 anni in prigione», ha scritto ieri il Times.

«IRAN TROPPO ISLAMICO». Roya Saberi Negad Nobakht è stata arrestata lo scorso autunno durante una visita a Shiraz ad alcuni membri della sua famiglia. È stata arrestata dalla polizia appena scesa dall’aereo accusata di aver insultato le «santità islamiche» e di essersi «scontrata con la sicurezza nazionale».
Nobakht avrebbe scritto su Facebook che «l’Iran è un paese troppo islamico» e ossessionato dalla sicurezza. 
Secondo il Times, «la donna è stata torturata e le condizioni di prigionia sono terribili».

CENSURA IN IRAN. La notizia era uscita a ottobre, quando il marito della donna, Daryoush Taghipoor, ha parlato dell’accaduto a un amico inglese. Questi ha quindi scritto a un parlamentare di Stockport, dove la coppia aveva vissuto. Il governo inglese non è però riuscito a fare niente per Nobakht.
In Iran Facebook, Google e Twitter sono vietati ed è possibile connettersi ai social network solo attraverso server illegali. La censura è all’ordine del giorno e la polizia controlla che per strada un rigido codice morale e di vestiario introdotto dagli ayatollah venga rispettato.

VIETATO ESSERE FELICI. A fine maggio, sei giovani iraniani sono stati arrestati per aver postato su Facebook, Instagram e Youtube un video intitolato “Happy in Teheran”, ballando sulle note della famosa canzone di Pharrell Williams “Happy”. I sei, ora rilasciati, sono stati accusati di aver realizzato un filmato «volgare», colpevole di «urtare la castità pubblica».

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