Intercettazioni. Tocca difendere Berlusconi

Sui giornali appaiono le intercettazioni (di sette anni fa) con Tarantini. Tutta roba vecchia. E la battutaccia sulla Merkel…

berlusconi-shutterstock_164776094Oggi è l’ultimo giorno di Silvio Berlusconi a Cesano Boscone. Il 10 marzo la Cassazione si pronuncerà sul processo Ruby, quello in cui l’ex primo ministro è stato prima condannato e poi assolto. Oggi sui giornali ci sono le intercettazioni dei dialoghi tra l’ex Cavaliere e Gianpaolo Tarantini. Tocca difendere Berlusconi per tutta una serie di ragioni che di seguito schematizziamo.

1. NESSUN REATO. I dialoghi riportati dai quotidiani sono vecchi di 6-7 anni. Contengono informazioni nuove di cui non si era a conoscenza? No, tutta roba vecchia. Perché renderle note ora? Sono state depositate ora, dicono. Quindi dobbiamo desumere che siano serviti 7 anni per trascriverle? Mmmmh. Cosa c’è di penalmente rilevante nelle intercettazioni? Ripetiamo: di «penalmente rilevante» (il giudizio morale è un’altra cosa) cosa c’è? Basta leggere per capire. Di rilevante, al contrario, da un punto di vista delle legge, c’è il fatto che, come scrive Avvenire, «ancora una volta la norma del codice di procedura penale in cui si prevede un’udienza-stralcio per “scremare” le registrazioni (e distruggere quelle irrilevanti) è rimasta lettera morta».

2. LA BATTUTA SULLA MERKEL. Detto quindi che nei dialoghi non compaiono notizie di reato, di che si parla? Di belle ragazza, di incontri e feste. Niente di commendevole, ma va ricordato che si tratta di dialoghi privati. Poi, come fa notare su Libero Franco Bechis (che dice di aver letto tutti i 15 fascicoli depositati ieri) più che altro ci si ammazza di «noia». Berlusconi parla della Conferenza Stato Regioni, della sua attività politica, della formazione del Milan. C’è qualche particolare piccante? «Ma sì, c’è», scrive Bechis, e «di solito è piuttosto banale». Più che altro, rivela ancora il giornalista di Libero, non c’è l’unica frase di cui per mesi si parlò, con grande scandalo internazionale. E cioè la definizione (scusate il linguaggio) di «culona inchiavabile» riferita ad Angela Merkel.

3. PUTIN E GHEDDAFI. A parte il Fatto che usa la notizia per il titolo di apertura, è interessante notare che Repubblica la relega a pagina 12 con un micro-richiamo in prima. Alessandro Sallusti sul Giornale nota, invece, due questioni di cui non dibatte nessuno. Dalle intercettazioni emerge che Berlusconi racconta della sua azione diplomatica per accordarsi con Gheddafi a proposito delle partenze dei barconi dalla Libia. Allora, ricorda Sallusti, i giornali di sinistra «lo massacrarono» perché osava parlare «con un dittatore». Proprio ieri, però, il commissario europeo per l’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha detto che «non dobbiamo essere ingenui» e che è necessario trovare un accordo con i dittatori africani per «lottare contro il traffico di esseri umani». Qualcuno s’è indignato? Stesso discorso riguardo i rapporti con Vladimir Putin, di cui Berlusconi si pavoneggia con Tarantini. Anche per questo l’ex premier è stato fortemente criticato. Ma dov’era ieri Matteo Renzi? Esatto.

4. IL GIUDICE ESPOSITO. Questa notizia non c’entra nulla con le precedenti, ma è una caso singolare che proprio ieri siano state rese note le motivazioni con cui il Csm ha deciso di assolvere il giudice Antonio Esposito, quello che ha condannato Berlusconi nel processo Mediaset. Esposito, si ricorderà, aveva concesso un’intervista al Mattino in cui, a motivazioni non ancora depositate, discettava della sentenza. Bene, secondo il Csm, seppure «inopportuna», quella intervista fu concessa come «adempimento di un dovere» in «uno stato di necessità» da parte di Esposito che, «braccato da una stampa ostile», voleva dolo «ristabilire la verità dei fatti» perché essa «corrispondeva non solo a un interesse singolo, ma anche della magistratura».

Foto Berlusconi da Shutterstock