La prima vittima dello sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di essere l’università come culla del pensiero critico. La Cina taglia un terzo dei corsi di laurea “obsoleti”, e il dilemma arriva in Europa: accodarsi o resistere?
Una studentessa sbadiglia durante la cerimonia di laurea nell'Università di Cambridge, in Massachusetts, nel 2024 (foto Ansa)
Fondata nel 1954 per iniziativa del Partito comunista, la Communication University of China di Pechino è considerata una delle più selettive del paese: per accedervi, gli aspiranti studenti devono sostenere test e colloqui d’ingresso particolarmente impegnativi. Ciononostante, lo scorso marzo il senato accademico ha stabilito che quella stessa offerta formativa considerata esclusiva e di alto livello non rispondesse più alle mutate esigenze del mercato del lavoro: in un colpo, sono stati cancellati i corsi di laurea in fotografia, fumetto e design della comunicazione visiva.
Questi stessi corsi sono stati integrati in piani di studio basati sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, come quello denominato “arte dell’imaging intelligente”. Nello stesso periodo, anche l’Università di Hong Kong si è mossa nella medesima direzione, dando vita a una School of Future Media e lanciando il “primo master in Asia” dedicato alla cinematografia realizzata con l’intelligenza artificiale.
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