Inghilterra. Il fronte delle baronesse disabili contro il suicidio assistito per i malati terminali: «Dopo toccherà a noi»

La legge arriva giovedì alla Camera dei Lord. Appello di due parlamentari in sedia a rotelle, che avvertono: mai svalutare la vita, ricordatevi il piano inclinato del Belgio

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Sarà discussa probabilmente giovedì alla Camera dei Lord inglese la proposta di legge per la legalizzazione del suicidio assistito. Il provvedimento, presentato da Lord Charles Falconer e promosso come una norma «caritatevole», pensata per «aiutare le persone che soffrono», consentirà ai medici di prescrivere, dietro esplicita e cosciente richiesta degli interessati, farmaci letali ai pazienti malati allo stadio terminale con meno di sei mesi di vita di aspettativa. Attualmente l’assistenza al suicidio è un reato punibile con il carcere.

L’APPELLO. «Molti disabili si oppongono fortemente alla legalizzazione», ha scritto in un appello pubblicato una settimana fa dal Telegraph la baronessa Tanni App (nella foto), paraplegica, vincitrice di 11 medaglie alle paralimpiadi e membro della Camera dei Lord. Grey-Thompson ha firmato la missiva insieme ad altri difensori dei diritti dei deboli, tutti «profondamente convinti che un mutamento della legge porterà le persone disabili e altre vulnerabili, inclusi gli anziani, a sentirsi spinti a porre fine alla propria vita». Inoltre, secondo i firmatari, la campagna che si sta svolgendo «per legalizzare il suicidio assistito rinforza il credo già radicato per cui le vite dei pazienti terminali e delle persone disabili non hanno lo stesso valore di quelle delle altre persone».

jane-campbellIL BRIVIDO ALLA SCHIENA. Fra i contrari all’allentamento del Suicide Act britannico (che oggi prevede fino a 14 anni di carcere per chi aiuta un’altra persona a uccidersi) c’è anche un’altra baronessa costretta sulla sedia a rotelle: Jane Campbell (foto a destra), che oltre a firmare la lettera citata aveva già scritto sempre al Telegraph nel marzo scorso, spiegando che la normativa vigente sul suicidio assistito poggia «su una frontiera naturale, sul principio che non possiamo coinvolgerci deliberatamente nel procurare la morte di altre persone. Quello che vogliono i proponenti del suicidio assistito è solo cancellare una linea netta e chiara e sostituirla con una arbitraria e malleabile». D’altra parte ad ammetterlo era stato lo stesso «Lord Falconer tre anni fa, riconoscendo che il suicidio assistito non dovrebbe essere proposto a persone disabili “in questo momento”». Cosa che le fece «venire un brivido lungo la schiena: ricorda il piano inclinato del Belgio». La donna aveva infatti spiegato che anche un minimo cedimento rispetto alla protezione della vita avrebbe portato a quello che è accaduto grazie alle leggi votate dal parlamento di Bruxelles, per cui ormai l’eutanasia nel paese si sta trasformando in una “pratica medica” come un’altra: «Ora dicono che vogliono il suicidio assistito per i malati terminali, ma per quanto durerà e poi chi decide che cosa significhi terminale?». E una volta che la pratica è ammissibile in presenza di malattie terminali, domanda la nobildonna affetta da atrofia muscolare spinale, «perché non per quelle croniche o degenerative? E perché non per le persone gravemente disabili?».

STRATEGIA DEL SENTIMENTO. Nei primi giorni di maggio anche il nunzio apostolico della Gran Bretagna, monsignor Antonio Mennini, ha criticato con forza il disegno di legge lanciando un avvertimento circa le sue possibili disastrose conseguenze. Il vescovo ha assicurato il proprio personale sostegno e il supporto di papa Francesco agli oppositori del progetto normativo che nasconde dietro il termine «gentile, politicamente corretto e compassionevole» di «morte assistita» una «realtà» ben più cruda: una forma di eutanasia. «Purtroppo – ha osservato il nunzio – l’esperienza ci insegna che l’opinione pubblica è manipolabile, soprattutto attraverso argomentazioni che fanno leva sulle sui sentimenti di compassione. Ma una volta aperto questo vaso di Pandora conosciamo anche le sue terribili conseguenze».

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