L’indomita Chiesa albanese che non si è mai piegata: né agli ottomani né ai comunisti

Il popolo aspetta la canonizzazione di Madre Teresa, le chiese confiscate restano un problema ma «l’aria istituzionale è diversa oggi». Intervista al docente albanese Ardian Ndreca

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L’Albania vuole trasformare chiese e monasteri in teatri e sale da concerto o esposizione. La notizia è uscita questa settimana in Francia, dopo che la ministra albanese per la Cultura, Mirela Kumbaro, ha rilasciato un’intervista al giornale albanese Gazeta Shqiptare. Il problemi degli edifici religiosi sequestrati alla Chiesa durante il regime comunista, e mai restituiti, non è ancora stato risolto ma per Ardian Ndreca, docente albanese di Filosofia moderna alla Pontificia università urbaniana, «l’intervista è stata usata e bisogna inquadrare le sue parole in un contesto più ampio», dichiara a tempi.it.

Professore, perché ci sono ancora beni ecclesiastici nelle mani dello Stato in Albania?
Mentre alla fine della seconda guerra mondiale i popoli occidentali si sono affrancati dal regime nazista, noi siamo caduti in una trappola ancora peggiore: quella comunista. La dittatura ha condotto un attacco a tutte le proprietà in generale, poi ha sequestrato quelle della Chiesa, ortodossa e cattolica.

Perché?
L’attacco era funzionale: servivano edifici che dal punto di vista architettonico potessero essere trasformati in uffici e prigioni. Poi si voleva staccare il popolo dall’appartenenza alla Chiesa. Ma si volevano anche punire i cattolici, apertamente schierati contro il bolscevismo fin dagli anni Venti. Le chiese sono diventati granai e magazzini, ma dopo la caduta del comunismo, al Parlamento è passata nel 2009 una legge perché i luoghi di culto venissero restituiti.

Cosa che non è avvenuta.
Dopo la caduta del comunismo è stata approvata una famigerata legge sulla restituzione della terra confiscata ai legittimi proprietari che ha causato caos, omicidi e conflitti. Nei primi anni Novanta ha diffuso la corruzione tra ufficiali e funzionari del catasto. Molte persone infatti si presentavano senza alcun diritto a richiedere terre e proprietà, ormai passati ad altri nei decenni, con documenti risalenti al dominio ottomano, finito nel 1912. Quest’ultimo governo però sta cercando di rimediare a questo problema storico.

Ma le chiese e i monasteri?
Molti sono diventati reperti storici e culturali. Ce ne sono di grande valore, con all’interno affreschi medievali. A causa dell’incuria e della mancanza di fondi dello Stato molti sono andati in rovina, altri sono stati profanati o danneggiati. La Chiesa ortodossa più volte è intervenuta per partecipare alla restaurazione, e hanno pure dovuto pagare le tasse per compiere un lavoro che spetterebbe al governo.

Una doppia beffa.
Lo Stato dovrebbe restituire i beni alla Chiesa ortodossa, a patto che questa prenda su di sé tutti gli oneri per il mantenimento pubblico e la custodia di questi edifici. Dovrebbero parlarne mettendosi attorno a un tavolo, ma ancora da parte di alcuni manca la volontà di mettere fine a questa ingiustizia causata dal regime comunista.

Negli ultimi mesi ci sono stati due annunci importanti per i cattolici albanesi: prima la notizia della beatificazione di 38 martiri, uccisi in odium fidei durante il regime comunista. Poi la canonizzazione della beata Madre Teresa di Calcutta.
Per i cattolici albanesi è motivo di grande orgoglio. La Chiesa cattolica albanese ha sempre dimostrato di rimanere fedele all’ideale cristiano attraverso l’eroismo del martirio. Non solo sotto il comunismo, ma anche resistendo agli ottomani dalla fine del XV secolo. Madre Teresa è stata importantissima per noi.

Perché?
Ha contribuito alla riconciliazione sociale e noi albanesi ne abbiamo molto bisogno essendo stati il primo paese della storia con una Costituzione atea. Durante il comunismo, lei ha cercato di venire in Albania più volte per visitare sua madre ma non le fu mai concesso il visto. Alla fine degli anni Ottanta, quando stava crollando il regime, lo ha ottenuto e ha fatto molta impressione la sua breve visita alla tomba del dittatore Enver Hoxha morto da poco. È un’anima bella che ha cercato l’amore di Dio e la pace, ha amato gli uomini più emarginati.

Come hanno reagito i cattolici alla notizia della beatificazione dei 38 martiri?
Sono importanti perché rappresentano la matrice della nostra Chiesa, che ha sempre resistito. Non ci siamo fatti imporre la religione dagli ottomani, né dai comunisti. La Chiesa cattolica in Albania non è mai diventata patriottica, subendo piuttosto confische, uccisioni e torture. Non solo i cristiani però vanno fieri di questi martiri.

Chi altro?
Il governo. Durante la visita di papa Francesco nel 2014, le effigi dei martiri sono state esposte a Tirana. Molti di loro, infatti, sono anche riconosciuti dallo Stato come martiri della democrazia e tutti ne vanno fieri. Questa è una bella notizia, soprattutto per un paese che guarda all’Occidente.

L’Albania riuscirà mai a entrare nell’Unione Europea?
Il processo di ammissione è cominciato anche se sta andando un po’ a rilento. Il governo dovrebbe attuare più velocemente le riforme necessarie all’ingresso nell’Ue. La nostra identità però è occidentale: la nostra prima letteratura era scritta in latino, il primo documento in albanese è un messale. Dobbiamo ancora cambiare il sistema giudiziario, che è troppo corrotto. Resta molto da fare ma l’aria che si respira, anche dal punto di vista istituzionale, è diversa.

Foto Ansa


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