India. Si apre la causa di beatificazione dei cristiani massacrati nei pogrom dell’Orissa

Nel 2008, circa 100 cristiani sono stati uccisi, 6.500 case distrutte e 395 chiese rase al suolo. Mons. Barwa guiderà il processo dei «martiri di Kandhamal»: «Siamo orgogliosi»

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Circa 100 cristiani uccisi per essersi rifiutati di convertirsi all’induismo, 56 mila sfollati, 6.500 case distrutte e 395 chiese rase al suolo in 600 villaggi. È il bilancio dei pogrom dell’Orissa del 2008, quando i cristiani del distretto di Kandhamal vennero attaccati da un gruppo di fondamentalisti indù. Per quei cristiani massacrati il cardinale Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana, ha ufficialmente deciso di aprire la causa di beatificazione.

«MARTIRI DI KANDHAMAL». «Tutta la Chiesa è orgogliosa perché i nostri uomini, le nostre donne e i nostri bambini, che sono stati martirizzati per la loro fede, non sono stati dimenticati», ha dichiarato a Cna John Barwa, arcivescovo della diocesi di Cuttack Bhubaneswar, all’interno della quale si trova il distretto dove è avvenuta la strage, e incaricato di guidare il processo dei «martiri di Kandhamal».
Nell’agosto del 2008 i cristiani furono presi di mira dai radicali indù dopo essere stati incolpati dell’omicidio del guru Swami Lakshmanananda, leader dell’organizzazione nazionalista indù Vishna Hindu Parishad. L’assassinio è stato più volte rivendicato dai guerriglieri maoisti, ma i cristiani sono ugualmente stati colpiti. Come raccontato dai parenti, molti cristiani sono stati bruciati vivi, fatti letteralmente a pezzi, altri sono stati costretti a convertirsi e 10 mila persone a distanza di 7 anni non hanno ancora fatto ritorno a casa.

«ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA FEDE». La commissione incaricata di raccogliere tutta la documentazione per la causa di beatificazione deve ancora essere formata ma monsignor Barwa ha già avanzato alcuni nomi e progettato un monumento e un museo in memoria delle vittime. Secondo il prelato, «la morte [dei cristiani] ha rinnovato la nostra fede». Parlando con i concittadini e i parenti delle vittime, si è sentito spesso dire: «Sì, hanno distrutto tutte le nostre proprietà, le nostre case e ucciso i nostri cari, ma non hanno distrutto la nostra fede e noi siamo orgogliosi di essa. La causa di beatificazione porterà unità e solidarietà tra la nostra gente e aumenterà la diffusione della fede».

Foto Ansa